L’ultimo reduce di El Alamein

2 RAPPRESAGLIE
Sia l’Anpi a risarcire

le vittime
Recentemente la Corte di Cassazione ha condannato la Germania a risarcire alcuni parenti delle vittime di una rappresaglia tedesca avvenuta nel ’44 nei pressi di Arezzo. In subordine, ove la Germania non provvedesse in tal senso, la Corte ha stabilito che dovranno essere gli italiani a pagare.
Mi corre l’obbligo di eccepire: 1) non vedo in quale e con quale autorità detta Corte possa sentenziare sui temi citati; 2) le rappresaglie erano previste e autorizzate dalla Corte dell’Aja, dai Trattati di Ginevra, nonché da tutti i Codici militari di guerra di tutti i Paesi - e ritenute poi legittime perfino dai Tribunali di Norimberga - e tutti gli eserciti le effettuarono durante il conflitto; 3) non erano consentiti, per contro, da nessun codice e da nessun trattato gli atti terroristici cui cinicamente, vilmente, ferocemente ricorrevano i cosiddetti «partigiani» o «patrioti», con le finalità, per l’appunto, di provocare le rappresaglie e incitare all’odio la popolazione nei confronti dei tedeschi, come confermò perfino Giorgio Bocca.
Rebus sic stantibus, mi sia consentito suggerire alla Corte di Cassazione (e alla Procura Generale Militare) che sarebbe più razionale e pertinente sotto il profilo giuridico chiedere i risarcimenti di cui trattasi non alla Germania o agli italiani tutti, bensì all’A.N.P.I.. So benissimo che sarebbero comunque i cittadini a pagare, ma almeno si darebbe alla vicenda una veste incontestabilmente attendibile sotto il profilo del diritto, della logica, della verità. Rimanendo in tema, mi permetto ricordare la vomitevole vergogna della «giustizia» italiana, che da quindici anni trattiene recluso il novantacinquenne Erich Priebke, un soldato che, in guerra, fu costretto a uccidere, mentre civili (si fa per dire) che, in tempo di pace, scelsero di uccidere, sono andati in Parlamento, fanno gli opinionisti, tengono conferenze, pubblicano libri.

2 SCARCERAZIONI
I giudici

e «Attenti al gorilla!»
Quando giunge notizia di stupri, o di altri efferati delitti compiuti da personaggi recidivi, rimessi in libertà da qualche giudice sulla base di interpretazioni troppo disinvolte o «garantiste» della legge, mi viene prepotentemente alla memoria una formidabile canzone di G. Brassens, poi splendidamente ripresa da Fabrizio de André: Attenti al gorilla!
Infatti un impulso, politicamente molto scorretto, perché viene «dalla pancia», mi afferra e mi fa pensare che la miglior legge, in questi casi, dovrebbe prevedere che il giudice, che ha liberato qualche delinquente violentatore incallito e che risulta poi ancora recidivo, fosse messo davanti alla gabbia del gorilla in astinenza e che la gabbia si aprisse improvvisamente.
E che poi le vittime degli stupri e delle violenze andassero a godersi lo spettacolo che si dipana tra l'erba alta…
Purché il gorilla in questione, pur non avendo mai visto una scimmia, sappia benissimo come sono certi giudici e se ne fugga a gambe levate…
Emilio Barlocco
Stella
2 PD A MELE
Il fast food

dell’aria fritta
Una lettera di accompagnamento con tante intenzioni dove si sente aria di bruciato e poi il questionario, mero Fast Food dell’aria fritta dove emerge con chiarezza che il «Centro sinistra» a Mele riesce ad amministrare perché gestisce il passato ma non a governare il futuro del nostro Comune costruendo case dove una volta vi erano posti di lavoro e i giovani devono andare altrove per lavorare.
Chiosano sul turismo a colpi di comunicati stampa quando il governo di centro destra con Biasotti (loc. Travo) ha aperto la strada ai turisti che però non arrivano, non promuovono il territorio potenzialmente legato all’agricoltura di qualità (patate Quarantine, vino, ortaggi) ed all’allevamento diversificando e portando l’Alpaca per il prezioso vello e le asine per il latte ricercatissimo perché simile al materno, leggere, imparare e osare, metodo e applicazione.
Citano nel Questionario l’Oratorio di S. Antonio Abate e il Santuario di N.S. dell’Acquasanta omettendo o forse non sapendo che fanno parte di quel Turismo Religioso che deve essere portato, non arriva da solo, promozione del territorio dove sei???
Il Museo della Carta ha aperto le sue porte grazie ai suoi volontari a tante scuole, ma non si sono espressi nuovi posti di lavoro quando è stato permesso di chiudere una cartiera come la Bonomi che in un segmento di nicchia e qualità produceva carta per filtri in modo assolutamente biologico usando cellulosa vergine.Governano comuni regione e provincia ma dov’è il futuro.
Giambattista Parodi
consigliere di minoranza
Comune di Mele
2 SESTRI PONENTE
Lo spreco d’acqua

in piazza Poch
Vi segnalo che da qualche mese, in pizza Poch a Sestri Ponente, sono sistemati due tubi corrugati di plastica rossa del diametro di circa 10 centimetri. Detti tubi scaricano acqua limpida (dolce l’ho assaggiata) in continuazione in una bocchetta stradale situata nel posteggio auto della piazza stessa. Detto scarico continuo proviene dal sottopassaggio pedonale inutilmente costruito anni fa, tra piazza Poch, via Merano all’incrocio con via Soliman. Ho lamentato tale spreco (ben visibile a tutti) continuo di acqua (che ripeto non è marina) con Soc. Aster, Vigili, Genova Acque, ma nessuno ha saputo darmi plausibili spiegazioni sulla provenienza se non che si generava un allagamento del sottopasso, per cui è stata sistemata un pompa che spinge fuori l’acqua.
È possibile che con tanti tecnici il Comune, o chi per esso, non sia in grado di accertare la provenienza e fare in modo di rimediare a tale spreco, scarico abusivo - falla di un torrente - o quant’altro.
Vi prego di evidenziare pubblicamente e denunciare il fatto, anche per evitare vergognose scuse e degradi di questa mal governata bellissima città di Genova.
Grazie per quanto potrete fare.
Pizzirani Giorgio
2 ANTIMOSCHEA INDAGATI
Il perché

del mio sì
Caro Direttore, con riferimento all’articolo pubblicato in data 11 marzo 2009 dal titolo «Il caso: indagati i genovesi antimoschea», assolutamente condivisibile nel contenuto, intendo precisare di aver tentato di dissociarmi dalla decisione pilatesca della conferenza capigruppo di far compilare alla Polizia Municipale una «nota di Polizia Giudiziaria» in cui segnalare i contestatori antimoschea presenti nella seduta consiliare del 3.3. u.s.
Sono stato costretto a recedere dalla mia posizione di fronte alla minaccia di procedere direttamente alla denuncia dell’amico e collega Gianlberto Conte a cui va tutta la mia stima e simpatia. Cordiali saluti.
Gianni Bernabò Brea