L’ultimo regalo di Bassolino: infornata di dirigenti da 4 milioni l’anno

Proprio sulla «sirena» la giunta regionale campana, presieduta dall’imputato nel procedimento per lo scandalo dei rifiuti Antonio Bassolino, ha proceduto alle ultime «spese» di legislatura. Un «regalino» da oltre 4 milioni di euro annui (stima per difetto) per il conferimento di incarichi dirigenziali a tempo determinato ad una trentina di professionisti. Si tratta di dirigenti che già operano da anni in Regione, professionisti di fiducia di Bassolino, ai quali è giunto il non inatteso cadeau che proroga di altri tre o cinque anni la loro permanenza a Palazzo Santa Lucia.
Su questo blitz di Bassolino e compagni il vice presidente del consiglio regionale, Salvatore Ronghi (Mpa), ha deciso di presentare un ricorso al Tar, attraverso il suo staff legale, guidato dall’avvocato Angelo Marino. «Il regolamento della Regione Campania per il conferimento degli incarichi dirigenziali - denuncia Ronghi -, costituisce una prepotenza istituzionale che lede le prerogative legislative del consiglio regionale e l’equilibrio statutario dei poteri giunta-consiglio». Ma Ronghi evidenzia anche le conseguenze che potrebbe avere sulla futura giunta regionale il rinnovo degli incarichi ai dirigenti: «L’iperattività clientelare della giunta Bassolino nel conferire incarichi è motivata dalla esigenza di garantirsi il controllo della macchina amministrativa regionale anche nella prossima legislatura». E in effetti, nel caso di una vittoria del centrodestra, il futuro governatore si ritroverà a dover fare i conti con dirigenti scelti da Bassolino e compagni.
Dal suo «esilio» romano fa sentire la sua voce anche Sandra Lonardo, moglie dell’ex ministro della Giustizia Clemente Mastella e presidente del Consiglio regionale: «Con amarezza devo registrare che si è voluto far passare un provvedimento che, senza entrare nel merito dei legalismi e dei tecnicismi normativi, pur invocati da chi sa ben usare l’arma della doppia morale, ha il chiaro ed amaro sapore del più smaccato clientelismo elettorale».