L’ultimo regalo di Battaglia al policlinico Umberto I

Battaglia, ultimo atto. Tre giorni fa l’ex assessore alla Sanità, poco prima di incassare la destituzione da parte del governatore Marrazzo ha dato l’ennesima prova di quanto si può essere prodighi con i soldi pubblici. Già, infatti sedutosi al tavolo con i rappresentanti sindacali del Policlinico Umberto I e il general manager Montaguti, ha acconsentito che venisse sottoscritto un accordo per promuovere avanzamenti di carriera e ovviamente di stipendio per la metà del personale sanitario che presta servizio nel nosocomio. Circa 3.400 operatori. Ma il cosiddetto fattore generosità non si arresta qui. Tutt’altro. Per completare l’opera si è deciso pure di riconoscere lo stesso contributo stipendiale a partire dal 1° gennaio 2006 e per misurare l’entità della progressione economica sono state conteggiate ben due fasce contributive. In pratica un arretrato di 29 mesi moltiplicato per due. Un giochetto che complessivamente costerà alle casse del Policlinico 7 milioni e 880mila euro tra nuova retribuzione mensile e premi arretrati. I calcoli infatti sono presto fatti, se si contano circa 80 euro per i 3.400 dipendenti interessati (1.600 universitari e 1.800 ospedalieri) spalmati appunto sui 29 mesi passati. Tutti soldi che si dovranno aggiungere a un tutt’altro che fiorente bilancio aziendale che, solo per il 2008, si stima in passivo per 60 milioni di euro almeno fino al mese di giugno. Da luglio in poi infatti il patto conferma gli aumenti: si dovranno andare a sommare, per il premio in questione, circa 272mila euro al mese di uscite. È naturale che a questo punto qualcuno si possa chiedere quale sia il motivo scatenante per sottoscrivere un accordo così oneroso quando le casse regionali languono per il debito corrente che di mese in mese si va ad accumulare nel comparto sanitario. Sì, ma la risposta non tarda ad arrivare perché nel testo siglato da Battaglia e Montaguti si fa riferimento a «risolvere la vertenza in atto alla base dello sciopero proclamato per il 13 prossimo (domani ndr)». Senza contare però che alla base del patto viene aperta la breccia pure per la risoluzione di altre controversie. Sempre assai dispendiose. Una per tutte la costituzione del Dipartimento delle professioni sanitarie. Ossia si darebbe il via a una serie di “primariati infermieristici” con altrettanti conferimenti di incarico dirigenziale quando invece il testo del piano di rientro siglato dal presidente Marrazzo nel febbraio 2008, portava con se non l’incremento dei primariati ma la categorica diminuzione almeno del 10 per cento di quelli esistenti. E l’Umberto I non avrebbe dovuto fare eccezione. Non avrebbe dovuto, ma nell’ospedale universitario sembra proprio che le eccezioni siano la regola e infatti tra queste è doveroso annoverare pure il percorso di stabilizzazione del personale precario che sembra essere partito anche questo in barba al piano di rientro. Ma soprattutto in barba all’ultimatum espresso dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi al governatore per ottemperare ai termini del ripiano. Ed è certo che tra questi è categoricamente escluso pure l’ingaggio di personale a tempo determinato nei prossimi tre anni come invece la Regione vorrebbe far credere ai precari delle coop del Policlinico.