L’ultimo rifugio nell’amata Toscana

Gregor von Rezzori, scrittore, giornalista, sceneggiatore, nacque il 13 maggio 1914 a Czernowitz, in Bucovina, nel calesse che conduceva sua madre all’ospedale. Figlio di austriaci, con il crollo dell’impero asburgico del 1918 divenne suddito del regno di Romania. Rimase titolare di passaporto rumeno fino al 1940 quando, annessa all’Urss quella porzione di Romania, divenne ufficialmente «apolide». Condizione che conservò con orgoglio fino al 1980, quando ritornò in possesso di passaporto austriaco. Visse tra Bucarest e Vienna, alternando incostanti studi universitari a lavori aleatori. Si trasferì a Berlino nel 1938, dove rimase anche durante la guerra. Pubblicò il suo primo successo editoriale, Storie di Maghrebinia, nel 1953, ma la notorietà fuori dai confini tedeschi giunse soltanto con il romanzo Un ermellino a Cernopol (1958). All’inizio degli anni Sessanta si stabilì a Roma dove visse un periodo povero d’ispirazione, fino alla felice unione con Beatrice Monti della Corte e al trasferimento nella amatissima dimora di Donnini, nei pressi di Firenze. Là, pur tra continui viaggi, diede alla luce il romanzo La morte di mio fratello Abele (1976), elegia della storia europea dal 1918 al 1968 e, tre anni dopo, il provocatorio Memorie di un antisemita. Morì nella primavera del 1998, lasciando diverse casse di appunti manoscritti. La dimora di Donnini è oggi sede della «Santa Maddalena Foundation», che ospita ogni anno giovani scrittori da tutto il mondo.