L’ultimo saluto al giovane rugbista

«Io e Michi, scherzando, abbiamo parlato spesso di questo momento. Lui diceva che al suo funerale non avrebbe voluto che la gente piangesse. Le lacrime non erano nel suo stile. Le risate erano il suo pane quotidiano. La sua gioia di vivere è il regalo più bello che ci abbia fatto»: con queste parole, ieri mattina, durante il funerale celebrato nella chiesa di Santa Teresa del Bambin Gesù a Genova, Guglielmo Arnulfo ha ricordato il fratello minore, Michele, 15 anni, morto forse per l'incontro fatale con una razza killer.
Ad officiare la cerimonia in una chiesa gremita da centinaia di giovani, soprattutto coetanei di Michele, sono stati monsignor Marco Doldi e don Valentino Porcile, amico di famiglia degli Arnulfo, che a Michele ha augurato :«Spero che il Signore ti dia un calcio nel sedere e ti dica di muoverti, di andare a destra e a sinistra in mezzo alla gente, che tu resti in mezzo a noi sotto forma di angelo per aiutare dove c'è bisogno».
Una cerimonia commovente, che ha visto gli adolescenti della squadra della Genova rugby, compagni di squadra di Michele e di Guglielmo, stamani tutti presenti con la maglietta a strisce bianche e rosse, (lo stesso Guglielmo indossava la malietta numero 46) stringersi attorno ai familiari di Michele in un abbraccio affettuoso, portare fuori il feretro in mezzo ad un prolungato applauso, salutarlo con un grido catartico di vittoria, come solo una squadra sa fare.
E c'erano anche gli studenti del liceo Doria, la scuola che Michele frequentava, con la bandiera della scuola, stretti tra loro in abbracci consolatori, e gli occhi pieni di lacrime.
Al termine della cerimonia, davanti alla chiesa, la bara di Michele è rimasta per una mezz'ora circa, per gli ultimi saluti, prima del viaggio verso il cimitero di Staglieno dove la salma è stata cremata.
In prima fila, oltre ai parenti stretti di Michele, quattro compagni della squadra di rugby, che per quasi tutta la durata della cerimonia si sono dati forza l'uno con l'altro stringendosi in un abbraccio fraterno. E poi ancora singhiozzi e lacrime hanno rigato i volti dei giovanissimi, intervenuti a decine per quell'ultimo saluto, mentre l'organo sommessamente intonava le note di «Knockin' on Heaven's door», il brano reso celebre da Bob Dylan, e «Your song» di Elton John.