L’ultimo sarto fa l’inchino e dice adieu

Dopo 45 anni di carriera lo stilista annuncia il ritiro dalle passerelle con la collezione che sfilerà a gennaio: "È un momento perfetto per lasciare". La sua parabola iniziata nel 1968 con l'abito da sposa di Jacqueline Kennedy

Roma - Le bugie hanno le gambe corte, assurdo quindi farle sfilare sulla passerella di Valentino. Invece prima, durante e dopo i faraonici festeggiamenti organizzati a Roma due mesi fa per il più famoso dei nostri couturier, tutti giuravano «non lascia» a cominciare da lui. «Mi aspetto sempre che qualcuno arrivi con un mitra per farmi smettere, ma poi mi chiedono di restare: vogliono me» ha dichiarato infatti Monsieur Garavani lo scorso 7 luglio. Ieri però è stato diramato il comunicato ufficiale della sua imminente uscita di scena: «Completerò il mio lavoro a fine gennaio 2008 - ha detto Valentino - ho deciso che questo è il momento perfetto per dire addio al mondo della moda». In realtà secondo fonti vicine alla maison la decisione sarebbe stata presa parecchio mesi fa, addirittura prima della cessione del pacchetto azionario di maggioranza a Permira. Sarebbe stato anzi l'ennesimo cambio di proprietà a far tornare lo stilista sui suoi passi.

L'ultima congettura riguarda l'ingresso nello staff stilistico del brand di Alessandra Facchinetti, trentacinquenne figlia del Roby dei Pooh, talentuosa designer della linea Gamme Rouge di Moncler dal 2005, un anno dopo la clamorosa rottura con Gucci. E questa notizia, su cui al momento non si ottengono conferme o smentite ufficiali, avrebbe risposto alle angosciose domande che da giorni tormentano Valentino e il suo storico socio, Giancarlo Giammetti: come e soprattutto quando lo diciamo? Ecco la risposta: «Il mio futuro sarà pieno di nuovi impegni e di interessi alcuni saranno legati alla moda perché è mio intento creare istituzioni che promuovano lo studio del disegno e preservino l'arte della couture». Conclusione migliore non ci potrebbe essere per una carriera irripetibile cominciata negli anni Cinquanta a Parigi. Nato a Voghera nel 1932, Valentino Clemente Ludovico Garavani è infatti partito ad appena 17 anni e mezzo per studiare stilismo all'École Guerre La Vigne che in seguito divenne l'École de la Chambre Syndicale de la Couture Parisienne. «A scuola ci mandavano a far la prova degli schizzi nei vari atelier, ma quando andai da Balenciaga non riuscii a riprodurre il modello del cappotto stretto davanti e a uovo dietro indossato dalla mannequinn che mi era stata assegnata» confessò una volta senza rammarico perché lui in realtà preferiva Jaques Fath al cosiddetto Picasso della moda. In ogni caso il suo talento ineguagliabile venne ben presto scoperto da Jean Desses prima e da Guy Laroche poi nei cui atelier si fece per così dire le ossa. Torna in Italia nel 1959 e decide di stabilirsi a Roma.

Il 31 luglio 1960 al Café de Paris di via Veneto avviene l'incontro con Giancarlo Giammetti, socio e sodale di tutta una vita. «La nostra è stata una grande storia d'amore» ha dichiarato Giammetti alcuni anni fa a Vanity Fair, mentre ieri ha preferito parlare di amicizia e di lavoro concludendo: «Mi sento onorato e infinitamente grato di aver lavorato con uno dei più grandi creatori di tutti i tempi». Impossibile infatti pensare a Valentino senza Giammetti che di sicuro avrà un ruolo chiave nell'apertura del museo per cui il sindaco Veltroni ha annunciato di aver identificato una location ideale nel vecchio autoparco comunale di San Teodoro a Roma, proprio dietro la Bocca della Verità. Parte di questo straordinario materiale è servito per allestire la bellissima mostra all'Ara Pacis dove si possono ammirare i modelli creati per Jacqueline Kennedy (la musa di sempre), Farah Diba (andò in esilio con un cappotto bordato in zibellino mandatole apposta dal couturier) Julia Roberts, Gwyneth Paltrow, Maxima d'Olanda, Halle Berry, Sophia Loren e Lady Diana. Ma i bene informati assicurano che il materiale archiviato è talmente tanto da poter vivere di rendita sul fronte creativo per anni e anni. Resta comunque aperto il nodo della successione anche se è praticamente certo che la Facchinetti sia già al lavoro. «Mi auguro che il team creativo a cui verranno affidate le varie linee e di cui fanno parte alcuni miei assistenti, sappia proseguire il mio lavoro in una maniera di cui possa essere orgoglioso». Mancano ancora due sfilate all’addio. E conoscendo il maestro ne vedremo delle belle.