L’ultimo schiaffo di Mancini «Moggi non ha mai ragione»

Riccardo Signori

nostro inviato ad Appiano

Il nome del peggiore in campo c’è già. Comunque vada. Non l’arbitro, Salvatore Racalbuto siciliano doc, ma chi l’ha designato. La settimana scorsa Racalbuto ha arbitrato Ascoli-Juve con esiti non proprio soddisfacenti: sono fioccati i quattro anche se i gol della Juve erano tutti regolari, compreso il primo contestato. Stavolta gli toccherà Inter-Chievo (già nel 2003 subì contestazioni interiste per la stessa partita, ma a Verona) proprio nella settimana che può definire o riattizzare il campionato. Ormai sono due le squadre che possono (è solo un’ipotesi) giocarsi il campionato, perché non cercare arbitri in forma e al di sopra di sospetti meno recenti? Poveretto, ora la croce è tutta su Racalbuto. Per esempio, l’Inter ha tre diffidati eccellenti: Cambiasso, Stankovic e Samuel. Mercoledì dovrà affrontare la Fiorentina, poi la Juve: perderne subito uno potrebbe essere un vantaggio (averlo di certo contro la Juve) o un problema (a Firenze sarà tosta). Dipende dai punti di vista. Davanti a certe miopie ci perdono tutti: Inter, Juve e rispettive avversarie, calcio e campionato.
Eppure l’Inter parte per la settimana più decisiva della stagione (almeno su scala nazionale) con una sola idea, che poi è la migliore: vincere, vincere, vincere. Detto tre volte secondo insegnamento borrelliano. Unica strada percorribile per ritrovarsi, tra otto giorni, con il sorriso sulle labbra. Nemmeno così facile per una squadra che in campionato non perde da 13 partite. Intanto tra Inter e Juve, meglio tra Moggi e Mancini, siamo passati ai colpi di fioretto. Non più battutacce. Solo battutine. Moggi dice: «Per il secondo posto l’Inter può farcela». Mancini ribatte al pronti via della sua conferenza stampa. «Premesso che non sono mai d’accordo con quello che dice Moggi, il nostro obiettivo deve sempre essere quello di migliorare rispeto all’anno scorso. Se dovessimo arrivare secondi in campionato, avremmo fatto un passo avanti e sarei contento». Esilaranti come don Camillo e don Peppone.
Ritrovando, invece, la parte dell’allenatore, Mancini ha cercato di evitare i cattivi pensieri sulle squalifiche («Anche l’anno scorso affrontammo la Juve con una formazione che pareva destinata a perdere e vincemmo») e di ammortizzare le grandi tensioni di questa settimana. «Sarà molto dura sotto il profilo tecnico. Contro il Chievo ci vorrà una grande Inter. Forte sotto ogni punto di vista. Loro giocano bene e si sono riposati in settimana. Noi no. Sarà importante restare concentrati gara dopo gara e non pensare a quello che si dirà fuori del nostro ambiente». Si sprecheranno sussurri e grida, soprattutto se gli errori non saranno solo dei giocatori.
Oggi l’unico dubbio di Mancini riguarda ancora Cambiasso, appena tornato dall’Argentina. L’unica speranza era quella di ritrovare in anticipo Martins, reduce dalla coppa d’Africa. «Mi spiace per la Nigeria, ma ci servirebbe». Il tecnico ha provato anche a gufare. Dopo l’iniziale 1-0 della Nigeria contro la Tunisia, ha perso le speranze. «Figuriamoci se perdono». Ma poi, con un guizzo di ironia, ha aggiunto: «Però ci sono sempre i rigori». E così fu. La Nigeria si è trovata a un passo dall’eliminazione, ma qualche stregone ha vanificato la fattura di Mancini.