L’ultimo sfregio del sindaco: «Quattrocchi come Giuliani»

La replica: «Se avremo richieste per dedicargli una via ne parleremo come per il no global» Rosso (Fi) l’ha già fatta

(...) interpretazioni sulla reale volontà del primo cittadino diessino. A Genova la linea sarà la stessa, magari con ancora maggior partecipazione? Ecco la risposta di Giuseppe Pericu: «Prendo atto delle richieste di intitolazione a Fabrizio Quattrocchi di qualche via o altro. Resto in attesa, se ci saranno proposte, se arriveranno atti formali ne parleremo in consiglio comunale, come è già avvenuto nel caso di Carlo Giuliani. Non credo sinceramente che spetti a un sindaco avanzare proposte di questo tipo: semmai può farsene interprete». Con questa frase Pericu ha completato l’opera. Quattrocchi paragonato a un no global mascherato col passamontagna e morto mentre dava l’assalto a una camionetta dei carabinieri, cercando di uccidere un militare di leva armato di un estintore rubato.
A sollecitare Pericu sono stati esponenti dell’opposizione, come Matteo Rosso, consigliere di Forza Italia che ha presentato un articolo 38 per conoscere le reali intenzioni del sindaco sulla dedica della via. Ma una lettera al sindaco è stata inviata anche dal segretario nazionale aggiunto del sindacato Sappe, che rappresenta la maggior parte degli agenti di polizia penitenziaria. Roberto Martinelli, rivolgendosi a Pericu, lo ha invitato a legare il nome di Quattrocchi a qualcosa che resti nella memoria della città. Addirittura, prevenendo le consuete obiezioni sulla difficoltà di cambiare nome ad una strada (anche se quando vuole, il Comune ha già dimostrato di trovare spazio a tutti), Martinelli fa proposte alternative, ma ugualmente ricche di significato.
«Spero che presto Genova, la Genova di Fabrizio Quattrocchi, la mia Genova, dedichi a questo suo figlio eroico una strada, una piazza, una scuola alla sua memoria - suggerisce il rappresentante dei poliziotti -. E sarebbe bello ancorchè doveroso che una simile iniziativa venisse adottata in ogni Comune d'Italia.» Poi Martinelli non risparmia la stoccata a quanti oggi sono costretti a rimangiarsi accuse infamanti: «Spero ancora che la diffusione di una sequenza dell'agghiacciante video dell'esecuzione abbia colpito la coscienza di chi lo definì “mercenario” e “fascista”. Concordo con chi ha scritto che se si contestualizza la barbara esecuzione, consumatasi all'apice della deriva arcobalenista in cui quasi ci si vergognava del Tricolore, emerge con forza la statura di Fabrizio eroe d'Italia. Mi auguro rimanga impresso a chi ha disprezzato neppure troppo velatamente Fabrizio Quattrocchi, il modo assolutamente dignitoso e privo di retorica con cui ha affrontato il suo tragico destino».
Nella speranza che Genova riesca a evitare questa brutta figura, ora nessuno osa più regalare veleni sulla fine del genovese. Neppure i no global che fanno sapere di non voler «partecipare alla ricerca di una definizione» per chi è morto «come centomila iracheni e duemila statunitensi in una guerra insensata». Mentre Enzo Fragalà di An, chiede al presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi di concedere una medaglia d’oro alla memoria del coraggioso bodyguard. E alle sue medaglie d’oro Genova ha dedicato viali centralissimi e piazze. Un eventuale slargo seminascosto o una targhetta invisibile sarebbe l’ultimo sfregio, ma difficile da giustificare.