L’ULTIMO SGUARDO SUI GIOCHI DEL MONDO

I mpressionismi. Momenti di un’olimpiade italiana vissuta in prima fila. Riassunto pop di sedici giorni trascorsi a fare slalom fra le emozioni senza cadere. A differenza di Carolina Kostner e Giorgio Rocca, siamo arrivati alla fine in piedi. Come il curling che ha conquistato numeri incredibili in Tv (per avere 5 milioni ci sono anchor men disposti a far spogliare in diretta la moglie). Come il pattinaggio artistico, che ha indotto la Rai a inventarsi un «Ballando sotto le stelle on ice». Come l’hockey su ghiaccio, sport da gladiatori che si picchiano come fabbri a viso scoperto (a dispetto delle maschere protettive), per poi stringersi la mano alla fine. Come il pattinaggio velocità, nuova metafora dell’Italia che non si ferma davanti agli sport strani, ma che li osserva, li impara. Poi calza i pattini e vola sul ghiaccio con la faccia di Alberto Fabris, al quale abbiamo provato ad appiccicare l’etichetta di maledetto solo perché ascolta i Black Sabbath. Roba da chierichetti invecchiati. Più noi di lui. Pattinano via le olimpiadi, scivola via l’Italia dello sport verso destini nuovi: il campionato, i mondiali di calcio, i diritti Tv e gli arbitri venduti. Con la colonna sonora della voce stridula di Ilaria D’Amico (Eminem tutta la vita, persino a tutto volume) che ci spiega perché quello era rigore e quell’altro no.
Torna tutto questo, ma 16 giorni non sono trascorsi invano. E lo sguardo di Elsa Essing (hockeista olandese); l’urlo di Ross Howard (allenatore canadese); il capezzolo in libera uscita di Oksana Domnina (pattinatrice russa); il volo da fenicottero di Denis Kornilov (saltatore russo); la speciale tunica di Ippolito Sanfratello (pattinatore di velocità italiano); il mucchio selvaggio degli hockeisti finlandesi restano qui, dalla parte del cuore.
Erano foto sparse sulla nostra scrivania, avanzate da selezioni e ritagli. Le abbiamo messe insieme e pubblicate perché le sensazioni a pelle ci rassicurano più delle scientifiche ricerche di verità. E ai consuntivi (Iddio ce ne scampi) preferiamo l’immaginazione.