L’ultimo show di Schumi «Ma non cambio idea»

«Dico addio senza tristezza. Anche perché non ho ancora realizzato: mi sembra solo di aver finito un gran premio come altri. Sono felice per Massa. E i ragazzi del box mi hanno commosso»

Benny Casadei Lucchi

nostro inviato

a San Paolo

È come se la dea delle corse avesse detto «basta, caro Michael, di fortuna, in carriera ne hai avuta troppa». È come se il destino avesse fatto di tutto per consegnarci uno Schumi più umano, non più kaiser Michael Schumacher, bensì Michele Calzolaio, uno come noi, solo un «tantino» più ricco. Perché Michele che rompe il motore a Suzuka, Michele che rompe la pompa delle benzina sabato a San Paolo, Michele che fora una gomma nel gran premio dell’addio fa calore, tenerezza, fa simpatia ed empatia. Michele che taglia il traguardo dopo gara comunque strepitosa e martoriata è ormai un ex. Però non lo sa: rimanda al destinatario ogni domanda sull’effetto che fa «perché non lo so ancora - dice - perché devo ancora realizzare tutto, perché mi sembra solo di aver concluso un Gp, sento ancora addosso tutta l’adrenalina per aver lottato». Quello che parla, però, non è più il Michael inaccessibile, bensì il Michele della porta accanto. O quasi. E va ascoltato tenendo il fiato: «È stata una giornata bella e brutta, un contrasto di sensazioni. Per questo non mi arrabbio più di tanto per la sfortuna avuta da Suzuka a qui: in qualifica mi sono fermato dopo poche centinaia di metri. Penso sia un ciclo che si chiude. La mia carriera iniziò rompendo la macchina dopo 700 metri (a Spa, nel ’91) e si conclude con quei 500 metri prima che la pompa della benzina mi tradisse, sabato in qualifica».
Gomma o non gomma, iella e non iella, Michele questi ultimi trecentocinque virgola novecentonove chilometri di carriera, d’ebbrezza, di brividi e onnipotenza, se li è goduti intensamente. Belli, intensi non solo per l’omaggio che Pelè gli ha reso prima del via, in mondovisione, una coppa d’oro alla carriera consegnata in griglia «perché noi siamo uguali» ha detto il grande brasiliano; belli ed emozionati, questi ultimi chilometri, non solo perché accanto alla sua auto, a salutarlo, c’era il rivale di sempre, Mika Hakkinen; belli e indimenticabili perché prima di salire per l’ultima volta sulla Rossa, Michele ha infranto il rito della concentrazione ed è andato da Felipe Massa in pole, per abbracciarlo. E l’occhio si è fatto lucido nell’uno e nell’altro. Benedetti occhiali neri, Michele li ha indossati al volo e si è nascosto. Più tardi dirà: «Sono strafelice per lui, Felipe è un caro ragazzo, si merita tutto questo, si merita di essere il primo brasiliano dopo Senna a vincere davanti al proprio pubblico». Non sa ancora che il giovane brasiliano rivelerà l’ultimo regalo: «A un certo punto, quando era in difficoltà, potevo doppiarlo, ma ho rallentato per non farlo».
Ancora Schumi: «La decisione è presa, qualcuno crede che possa cambiare idea, ma non lo farò, non tornerò a correre in F1... Lasciare i ragazzi della Ferrari? Non accadrà, perché non li lascerò mai...». Quindi, commosso: «Mi hanno dedicato uno striscione, “tu sei uno di noi” hanno scritto. Mi hanno commosso, è stato bellissimo».
Alla gara, Michael regala giusto un attimo, quando dice che «non ho sentito nessun urto con Fisichella (ma la Ferrari conferma, l’urto c’è stato e la gomma si è rotta lì). Questa è stata una corsa caotica, bella perché la Ferrari e Felipe hanno vinto, brutta perché avrei voluto concludere la carriera sul podio... e complimenti a Fernando...». Quindi ancora una raffica di domande a cui non sa rispondere: quanto ti mancherà la F1? E le corse? «Non lo so, non lo so, scusatemi... però mi mancheranno i fan, il loro sostegno... che cosa farò l’anno prossimo il giorno del primo gp? Sarò in salotto, con i miei figli, forse guarderemo la gara in tv. Rimpianti? Certo, ci sono sempre, ma mi piace quella canzone, My Way, ecco, io ho fatto così, ho fatto la mia strada e ne sono fiero».
Fiero e felice di quindici anni di corse e di quest’ultima giornata di ordinaria follia velocistica, che Michele si è goduto intensamente fin dal mattino, quando alle 9 in punto si è presentato nella sala dell’hotel assieme a Corinna per la colazione. Il solito muesli, il solito the; poi l’elicottero, poi il paddock e il bagno della folla, poi la corsa, le ultime interviste, quindi la festa grande di ieri sera. Festa grande si fa per dire: invitati doc, i suoi amici di sempre, poca gente, i ragazzi della Ferrari, e Hakkinen, il rivale più amato. E poi a nanna, magari con tanta birra in corpo e la certezza di aver fatto le cose per bene. In quindici anni di corse e a lasciare adesso. Al top.