L’ultimo sms dall’aereo? Tutto inventato

L’autore è un mitomane che voleva apparire in televisione. Ora rischia cinque anni di prigione

da Atene

Un mitomane, dirà qualcuno. Un disturbato psichico, giustificherà qualcun altro. Ma molto più semplicemente, forse, si tratta soltanto di un assoluto e irrimediabile idiota. Uno di quelli (e ce ne sono purtroppo molti, di questi tempi, anche a casa nostra!) che per inseguire il sogno effimero, ma «stupefacente», della notorietà televisiva, non esitano a compiere gesti spregevoli e abietti.
E l’idiota di turno - Nektarios Voutas, 32 anni, impiegato di Salonicco e perfino padre di una incolpevole figlia - comparirà fortunatamente oggi, per direttissima, davanti al tribunale della sua città con l’accusa di aver diffuso false notizie e di aver reso falsa testimonianza. Voutas, che per le sue dichiarazioni rischia una condanna fino a cinque anni, è l’uomo che subito dopo il disastro aereo di domenica scorsa sulle alture che circondano Atene aveva raccontato tra i singhiozzi, davanti a microfoni e telecamere, di aver ricevuto sul proprio telefono cellulare il drammatico e disperato messaggio sms inviatogli poco prima dell’impatto da un cugino che (a suo dire) si trovava a bordo del Boeing della compagnia Helios: «Cugino, sono tutti svenuti. Siamo congelati. Il pilota è morto. Ti dico addio», sarebbero state le ultime angosciate parole del suo congiunto. Una testimonianza che per la sua oggettiva e dirompente forza mediatica era stata rilanciata ai quattro angoli del mondo.
Tutto inventato. Tutto una palla. Tutto per quello stupido e insulso momento di celebrità tanto sognato da Voutas, l’idiota. Ma alla polizia non era occorso molto per appurare la falsità delle sue dichiarazioni. Era bastato consultare la lista dei passeggeri imbarcati sul Boeing per verificare che l’uomo, che aveva anche fornito un nome di battesimo inventato - Sitiris - non aveva infatti nessun parente in volo sul 737 precipitato nei pressi della capitale greca.
Voutas, al momento dell’arresto, mentre gli agenti gli legavano le mani dietro la schiena ha concesso un bis in favore dei fotografi: si è divincolato, si è lasciato andare in escandescenze, ferendosi anche al volto in un’ennesima scena madre da delirio di notorietà. Poi, condotto alla stazione di polizia, ha confessato il suo gesto, chiedendo scusa ai parenti delle vittime e alle autorità, dichiarandosi sinceramente pentito per quello che aveva fatto. «Ma lo ho fatto - ha dichiarato piegato in due, con il volto rigato dalle lacrime - perché con quel passaggio davanti alle telecamere cercavo un attimo di pubblicità, di celebrità». Come se questo dovesse bastare a giustificarlo. Insomma, un autentico idiota. Un idiota fino in fondo.