L’ultimo timore di Berlusconi: un ribaltone lungo due anni

RomaSi guarda intorno il Cavaliere, convinto come mai in passato che «l’accerchiamento» non si fermerà presto. Nelle sue conversazioni private, Berlusconi non punta infatti il dito solo sul timing dell’affaire Ruby, ma pure su come la politica e i poteri forti sembrano muoversi in sincrono con le procure (prima quella di Roma e poi quella di Milano). Insomma, è il senso del suo ragionamento, i fautori del ribaltone e i sostenitori di un governo ponte sono allo sprint finale e stanno giocando tutte le loro carte. Eloquente la Marcegaglia che certo non poteva scegliere momento più devastante per parlare di Paese «alla paralisi» e invitare la politica a «ritrovare il senso della dignità». Un’uscita che ad Arcore è stata interpretata come un segnale chiarissimo, anche perché non è un mistero che i rapporti tra premier e presidente di Confindustria siano piuttosto tesi da tempo. Tanto che in privato sono molti i big di via dell’Astronomia che non nascondono forti perplessità rispetto alla linea tenuta negli ultimi mesi dalla Marcegaglia.
Il timore, infatti, è che la numero uno di viale dell’Astronomia stia giocando una partita che ha l’obiettivo di coinvolgere anche le associazioni sindacali, Cisl e Uil comprese. E c’è chi legge proprio in quest’ottica la riunione di mercoledì scorso tra parti sociali e banche per un nuovo Patto sociale. Un confronto voluto proprio dalla Marcegaglia per trovare un’intesa su cinque-sei proposte da presentare al governo. Un deciso cambio di passo rispetto agli ultimi due anni nei quali la Cgil è rimasta ai margini di quasi tutte le trattative mentre Cisl e Uil hanno sempre dialogato con il governo. Per la prima volta, insomma, l’esecutivo è rimasto a guardare. Con il rischio che proprio sulle cinque-sei proposte che potrebbero uscire dalle prossime riunioni tra Confindustria e sindacati si possano gettare le basi di un governo ponte che a quel punto sarebbe molto di più di un semplice esecutivo tecnico.
Il timore, insomma, è che ci sia chi sta lavorando a un governo «politico» di interesse nazionale, che a quel punto non durerebbe solo qualche mese ma completerebbe la legislatura. Con Berlusconi che perderebbe lo «scudo» del legittimo impedimento e ricadrebbe nel bailamme giudiziario ma senza avere all’orizzonte un ritorno alle urne. E con grande soddisfazione dei tanti parlamentari di prima nomina che arriverebbero a incassare la pensione.
Ed è chiaro che in una partita tanto delicata la Chiesa gioca un ruolo di primo piano. Così, a Palazzo Chigi si guarda con preoccupazione alla presa di distanze non solo di Famiglia Cristiana ma anche del più moderato Avvenire. In Vaticano, infatti, ci sarebbero pressioni per una presa di posizione pubblica della Cei che potrebbe avere effetti devastanti, tanto che la diplomazia di Gianni Letta in queste ore è al lavoro come non accadeva da tempo. E forse non è un caso che da Bruxelles il Cavaliere abbia annunciato interventi importanti («circa mezzo punto di Pil») per le missioni militari all’estero, l’università e le scuole cattoliche.
Secondo Berlusconi, insomma, sono troppi i segnali di una vera e propria accelerazione. Sintomatico, per esempio, che sull’inchiesta che riguarda Ruby e che ha come epicentro Milano le fughe di notizie siano avvenute anche a Roma. È nelle redazioni capitoline di alcuni quotidiani, infatti, che arrivano le informative interne della polizia con la ricostruzione della telefonata di Berlusconi alla questura di Milano. Relazioni che verrebbero direttamente dal Dipartimento di pubblica sicurezza, tanto che i soliti maligni vociferano di una certa irritazione del premier nei confronti del capo della polizia Manganelli.
Uno scenario complesso, dunque. Con il Pdl sempre più in agitazione. Tanto che quasi tutti i ministri e i capigruppo sarebbero decisi a formare una sorta di «tavolo di crisi» per superare le divisioni, ricompattarsi e stringersi intorno al premier. Per cercare di superare la sfiducia sempre più crescente in un partito ormai sfilacciato ma anche per chiedere al Cavaliere «un colpo d’ala». Un tavolo a cui si sarebbe detto disponibile a partecipare anche Tremonti.