L’ultimo trucco del Pd: «aiutini» a Udc e Sinistra

Il quotidiano «Europa»: dove il risultato è certo, meglio se i «minori» superano l’8%

da Roma

La parolina si affaccia da qualche giorno nelle conversazioni politiche, più insistente di un azzardo e meno fantasiosa di una suggestione. Dal Pd non arriva nessuna conferma, ma la parola ammaliante inizia a comparire anche sui giornali, brilla dalle colonne dei fogli amici del centrosinistra: l’«aiutino», voto all’apparenza inutile, eppure utilissimo, per portare la Sinistra arcobaleno in Senato e affossare il Pdl.
Cos’è l’aiutino? L’ha scritto bene ieri Europa, quotidiano vicino al Pd, e che anzi, sulla parolina ci ha ricamato il titolo: «Qualche aiutino può essere utile». Ecco svelato il mistero dell’aiutino: «Nelle regioni in cui la vittoria o la sconfitta del Pd al Senato sono certe, e uno dei contendenti “minori” sia vicino al quoziente dell’8%, qualcuno», inteso come qualche elettore, «potrebbe decidere di votare disgiunto per la sinistra o l’Udc, per togliere qualche senatore al Pdl».
Tradotto: lo sbarramento regionale per entrare al Senato è all’8%, se in alcune regioni, come l’Emilia, la Toscana o l’Umbria, dove il Pd è più solido e ha in tasca il premio di maggioranza, l’elettore veltroniano decide di votare per il Senato Sinistra arcobaleno (voto disgiunto), non solo porta ex Prc, Verdi e gli altri arcobaleni a Palazzo Madama innalzandoli sopra il fatidico 8%, ma toglie seggi al Popolo della libertà e contribuisce a creare una situazione di pareggio-stallo. Nessun suggerimento antidemocratico ma legge del contrappasso, secondo quanto spiega Europa: «Non si tratta di puntare al caos e alla ingovernabilità, ma a costringere un centrodestra non autosufficiente a cambiare un sistema che non funziona: forse ad aprire una stagione di riforme condivise».
Veltroni per ora è stato assolutamente zitto sulla storia dell’aiutino, e dalla dirigenza del Pd non è arrivata nessuna conferma a questi scenari di soccorso politico. Dal Pdl è stato Altero Matteoli, di An, capolista in Toscana, a fiutare il nuovo vento e a insospettirsi: «Ci aspettiamo che Veltroni condanni e smentisca - ha auspicato -. Organizzare scientificamente la non vittoria dell’avversario è una scelta legittima ma poco seria».
La teoria del voto disgiunto deve essere però sempre più stuzzicante, e comunque strutturata almeno a sinistra, se ieri anche il leader della Sinistra arcobaleno, Fausto Bertinotti, ha dichiarato ai microfoni di Sherpa Tv: «Un nostro successo al Senato, soprattutto in regioni forti, toglierebbe seggi solo al Popolo della libertà». Bertinotti ha già fatto i suoi calcoli: «Se superassimo l’8% al Senato, ad esempio in Lombardia, toglieremmo ben tre seggi al Pdl e uno al Pd...».
I sondaggi danno per ora la Sinistra tra il 7 (inchiesta Demopolis) e l’8%, secondo il più generoso sondaggio Ipr Marketing, presentato ieri dal ministro Pecoraro Scanio. Ma la barriera dell’8% al Senato potrebbe essere superata, oltre che nelle tre regioni tradizionalmente «rosse», anche in Piemonte, Lombardia, Liguria, Marche, Lazio, Campania, Puglia. Il voto disgiunto potrebbe essere, sondaggi alla mano, decisivo.
Il ragionamento piace tantissimo anche al sottosegretario all’Economia dei Verdi Paolo Cento, che al Giornale commenta: «Il voto alla Sinistra arcobaleno è un voto utile, perché garantisce in Parlamento una presenza chiara e trasparente della sinistra. Ma è utile due volte per abbattere la destra: i seggi che la Sinistra arcobaleno prenderà dove il Pd al Senato è forte, saranno tolti direttamente al centrodestra».
Un piano vero e proprio? «È solo una considerazione tecnica e politica, ma diciamo che una pessima legge elettorale può consentire anche agli elettori del Pd di votare due volte contro Berlusconi: al Senato è decisivo il loro voto...». Il loro aiutino.