L’UNICA COSA CHE CRESCE IN ITALIA

Il Pil di quest'anno crescerà dell'1,8% e quello del prossimo anno dell'1,7%. Dal 2008 le rendite finanziarie saranno tassate del 20% aumentando così di 7,5 punti dall'attuale tassazione che è al 12,5%. La prima cosa l'ha detta il Fondo monetario internazionale. La seconda l'ha chiesta con molta urgenza il viceministro dell'Economia, il nostro caro Vincenzo Visco. Conclusione: in Italia l'unica cosa che cresce sono sempre, imperturbabilmente e costantemente, le tasse.
Il ministro Visco durante un'audizione alla Commissione bilancio della Camera ha detto al presidente che l'approvazione del disegno di Legge delega che tassa le rendite finanziarie (e le porta al 20%) è «urgentissima». Poi ha spiegato anche il perché e ha detto qualcosa alla quale non crederemmo se non fosse stata scritta da un'autorevole agenzia. «Ci stiamo giocando - ha sentenziato il vate delle tasse - l'industria finanziaria italiana perché con i ritardi dell'approvazione del disegno di legge sulla tassazione delle rendite finanziarie i fondi stanno andando all'estero per motivi fiscali».
No, caro il nostro Visco, i fondi vanno all'estero perché hanno paura di lei e delle sue idee balzane. Che in Italia, in questo momento, la cosa più urgente, anzi urgentissima (usando le sue stesse parole) sia la tassazione delle rendite finanziarie è, secondo noi, un'autentica bestialità. In Italia, oggi, gli imprenditori e i consumatori hanno bisogno di fiducia che li spinga ad acquistare e a produrre. E hanno anche bisogno di sapere che il governo nutre un profondo rispetto per ciò che hanno messo da parte in anni di lavoro e di sacrifici. Ma a Visco non dice nulla il fatto che i fondi si allontanino da questo Paese e abbandonino la nostra economia? Ma come fa a pensare di chiudere la stalla quando i buoi, mostrando una certa astuzia, se ne sono già andati?
Visco è come il faraone delle tasse, il popolo dei risparmiatori e coloro a cui affidano i soldi (i fondi) scappano dalla melma prodotta da questo Nilo di tassazioni varie. Compiono l'esodo e a guidarli non è Mosè, ma molto più modestamente, il buonsenso che, evidentemente, a Visco non è stato dato in abbondanza. E poi: se si preoccupa dei fondi che sono scappati all'estero perché non si preoccupa, che così facendo, quei fondi non rientreranno mai più in Italia?
E meno male che, ancora ieri, Visco aveva dichiarato che, siccome ci sono maggiori entrate fiscali, si avvicina il momento di calare le tasse. Ma, un cittadino medio, che deve capirci? Mediamente non ci capisce nulla come conseguenza di questo casino generale, tiene i soldi in tasca e, intanto, l'economia non si sviluppa. Ma per Visco cosa significa che nel 2006 siamo cresciuti del 2% e che negli anni successivi dopo le sue due prime finanziarie, 2007-2008, l'Italia, come ha detto il Fondo monetario internazionale, è ferma? Non suggerisce tutto questo al viceministro Visco che, in un momento di ripresa internazionale, con la Germania che tira le nostre esportazioni, la politica economica del suo governo è servita a deprimere l'economia invece che incentivarla?
Niente da fare. Per lui «in Italia non sarebbe male l'aumento dell'aliquota dal 12,5% al 20%». Ci rimane il rifugio della disperazione.