L’UNICA DIFESA È LA VERITÀ

Chi non ha incontrato, in vita sua, qualcuno che accusa gli altri di mancanza di autoironia e, alla prima presa in giro, reagisce come un toro nell'arena? Vorremmo parlare della reazione dei Ds alla pubblicazione che il Giornale ha fatto di alcune intercettazioni dell'onorevole Piero Fassino mentre parlava in modo non proprio distaccato con Giovanni Consorte delle vicende Unipol-Bnl. Per ora siamo arrivati a mettere in campo Goebbels che, tanto per scherzare, era il comunicatore di Hitler. Se si continua così tra qualche giorno il direttore di questo giornale sarà paragonato a Josef Mengele, il «medico», sempre di Hitler, che sperimentava - diciamo così - sui corpi umani. Roba da non credere. Ma è proprio così.
Ora, intendiamoci, sulle intercettazioni il discorso è lungo e complicato. In più di un’occasione abbiamo denunciato gli abusi delle intercettazioni, soprattutto quando ad esserne colpiti erano i cronisti di questo Giornale, ascoltati e indagati nella propria vita privata esclusivamente perché avevano fatto il proprio mestiere, che è quello di dare le notizie. Ma allora, non essendoci di mezzo un onorevole, e per giunta neppure un diessino, la denuncia non ha sollevato neanche un lamento. La libera stampa, quella che in un Paese normale (ma evidentemente noi e D’Alema abbiamo un concetto diverso di normalità) dovrebbe controllare il Potere, può essere controllata e «rivoltata come un calzino». E se per caso insiste a chiedere lumi su fatti che riguardano la sinistra può pure essere insultata e intimidita. In tal caso più che di Goebbels bisognerebbe parlare di Kgb, la polizia segreta dell’ex Unione Sovietica, i cui agenti avevano una certa dose di esperienza su come mettere a tacere i dissidenti e soprattutto su come fare opera di disinformazia, confondendo le carte e inquinando le notizie, oltre naturalmente a saper fare processi con prove false.
Detto questo sarebbe sufficiente che, con un pochino di chiarezza in più, Piero Fassino raccontasse, per esempio, di cosa ha chiacchierato quest’estate con Consorte nel corso di ben 17 telefonate o che Massimo D'Alema dicesse, senza tanti giri di parole, se ha incontrato o meno il presidente delle Generali per parlare della Bnl. A noi basterebbe. Non siamo affetti da voyeurismo giudiziario. Ci interessa maggiormente la sostanza delle cose.
Questo giornale, a differenza di altri, non ha mai messo in discussione il fatto che società del mondo delle cooperative potessero scalare banche o assicurazioni. Non ci disturba il fatto in sé, come non ci disturba nessun fatto di mercato. Abbiamo semmai discusso, e lo facciamo ancora, se qualcuno che beneficia di privilegi fiscali (le cooperative, per esempio) si possa considerare in un mercato di concorrenza (e di scalate) al pari degli altri oppure no. Sarà pur legittimo dubitarne? Con tutto ciò non riteniamo che tra la «mutualità» che dovrebbe caratterizzare le cooperative, e gli affari ci possa non essere contraddizione. Sappiamo bene che il mondo delle cooperative vive anch'esso all'interno dell'economia globalizzata e, se decide di starci, deve essere in grado di farlo. Purché ciò avvenga nella chiarezza. Senza operazioni carbonare e con un rapporto trasparente con la politica.
Anche per questo i Ds invece di prendersela in modo sgangherato con il giornale che pubblica le intercettazioni svelando gli imbarazzanti rapporti tra il vertice del partito e un manager come Consorte, farebbero bene ad andare alla sostanza dei problemi. E a interrogarsi su se stessi e sui propri alleati. Insultare non serve a nulla. Se non a mascherare le proprie debolezze. E i propri errori.