L’UNICA FESTA CHE HA SENSO

Le ideologie sono morte e la Patria non sta tanto bene di salute. L’avevamo capito - per quanto riguarda in particolare la Patria - da parecchio tempo e per molti sintomi. Adesso è arrivata la conferma del sondaggista Renato Mannheimer sul Corriere della Sera. Ventinove italiani su cento - tra loro tanti giovani provvisti di regolare titolo di studio - non sanno a cosa si riferiscano le celebrazioni del 2 giugno. Il sentimento di appartenenza all’Italia - altro dato desolante - è vivo in una minoranza di cittadini, il 45 per cento. Nel 2004 erano il 52, nel 2007 il 50. La povera “appartenenza” rischia di precipitare, in qualche anno, al livello dell’Udc.
Essendo questa la situazione, qualcuno potrà chiedersi che significato abbiano - oltre a quello assai modesto d’una comparsata delle Alte Autorità - le cerimonie, le sfilate, i clangori di tromba, i pistolotti stentorei accompagnanti una festa così poco festeggiata nel cuore della gente. Il mio parere è che, nonostante tutto, la festa abbia, oggi più che mai, un significato. Proprio l’appannamento dei valori ideali rende necessaria, se mi passate il termine, una campagna pubblicitaria per la Patria. Il 2 giugno è a mio avviso tutto ciò che ci rimane, come nazione, per sentirci passabilmente uniti. Il 25 aprile? Per carità. In oltre sessant’anni la sinistra ha fatto il possibile e anche di più per trasformare la Liberazione in uno sfogo fazioso. C’è riuscita e allora se la tenga. Ma non pretenda di riunire sotto le sue bandiere rosse quella maggioranza di italiani che la pensa in tutt’altro modo.
Il 4 novembre, e la vittoria sull’Austria-Ungheria? Un momento fondamentale nella storia del Paese. La prima guerra mondiale - l’unica rimasta nel linguaggio popolare come Grande Guerra - ha allineato lunghe liste di caduti anche nei più piccoli centri. Ma è un evento remoto, strettamente legato a un’Europa e a un mondo che non ci sono più, ai fanti con le fasce gambiere. Smarriti se gli si parla del referendum istituzionale, i giovani rimarrebbero attoniti qualora gli si parlasse del Piave. E poi c’è in agguato, su questo tema, la critica di chi vede nella Grande Guerra la matrice del fascismo.
Il 2 giugno divise. Ma adesso non più. La polemica monarchia-repubblica è stata seppellita dall’indifferenza degli italiani. Personalmente ho sempre pensato che la monarchia sia finita non per il 2 giugno ma con la firma delle leggi razziali, o con la dichiarazione di guerra del 10 giugno 1940, o con l’otto settembre, scegliete voi. Ci resta la Repubblica, nel cui governo siede anche la Lega, non proprio estimatrice del tricolore. Chi all’“appartenenza” ci tiene è meglio che si dia un po’ da fare.