L’unica intesa tra i Poli è sulla scheda bianca

Bressa (Dl): «Chi crede ancora nell’appoggio dell’Udc, vive tra le banane. Casini ha già incassato e pure gratis»

Gianni Pennacchi

da Roma

Un fiume di schede bianche è sgorgato dai due scrutini di ieri, tale da togliere il respiro e far pensare che per il Quirinale corrano fantasmi, uomini senza nome e senza volto. La Casa delle libertà infatti, ha abbandonato il suo candidato di bandiera e s’è piantata in surplace come l’Unione, uniformando le sue schede a quelle della maggioranza in uno stagno indistinto e amorfo, che rende pressoché impossibile anche la lettura e l’individuazione degli altri voti, quelli di «tendenza». La realtà evidente, pur giustificata dal blocco costituzionale che imponeva sinora la maggioranza dei due terzi dei voti, è quella dell’impotenza che accomuna i due schieramenti. Perché la Cdl s’è trovata costretta alla scheda bianca per non frantumarsi, e l’Unione per timore di bruciare il suo candidato. Già, che sarebbe successo se Giorgio Napolitano non avesse rastrellato almeno i 505 voti che gli saranno necessari oggi, con la maggioranza assoluta dei 1009 grandi elettori? Nel primo scrutinio Massimo D’Alema aveva calamitato 27 voti, divenuti 35 nel secondo di ieri mattina e 31 in quello pomeridiano. Una perdita fisiologica, destinata a rientrare? O un segnale «politico» come suol dirsi, per quanto flebile ma tale ugualmente da impensierire?
Ci si rivede oggi, di buon mattino, con la promessa formale di tutti i leaders che il centrosinistra voterà per Napolitano e il centrodestra scheda bianca, dimostrando così l’unità della Cdl e rivelando, con la possibilità di una semplice conta, che non ci sono state fughe o soccorsi per alcun candidato più o meno occulto della Quercia. Anche l’Udc, pur tifando apertamente per Napolitano contro D’Alema, si atterrà alla disciplina perché «è più importante il bene comune dell’alleanza», ha promesso Pier Ferdinando Casini. È vero, qualcuno specie tra i rutelliani spera nel buio dell’urna, ma nella stessa Margherita Gianclaudio Bressa è categorico: «Chi crede ancora ai voti dell’Udc, vive tra le banane. Ce ne possono arrivare un paio, Tabacci e Follini forse, ma non di più. Perché Casini ha già incassato, e pure gratis: ha messo il cappello su Napolitano facendolo santo subito, ma sacrificandosi a non votarlo per il bene della Cdl». Dunque la posizione del centrodestra dovrebbe apparir chiara: almeno Silvio Berlusconi potrà dire di non aver contribuito a mandare un postcomunista al Quirinale, accusando il centrosinistra di aver compiuto un atto di forza, come già per l’elezione dei presidenti delle Camere.
Centrosinistra che per oggi non ha dubbi, assicura che Napolitano ce la farà subito. Come per Franco Marini, che doveva vincere al primo colpo ed ha invece dovuto penare due giorni? Ma «siamo a un passo», assicurava ieri sera Romano Prodi spiegando che sino ad ora «abbiamo dato un grande segnale di unità», il paravento delle schede bianche era soltanto un «segno di apertura verso l’opposizione»... D’Alema, che anche ieri è tornato a precisare (forse troppo) che quella di candidare Napolitano «non era una mossa tattica», ha chiuso la giornata dicendosi anch’egli sicuro che oggi «lo eleggeremo», e che anzi Napolitano avrà voti pure dal centrodestra. Da dove venga invece quel manipolo di voti sinora dedicati a lui, il líder máximo (che Piero Fassino già consola con l’incarico alla Farnesina) non dice. Provvede Beppe Fioroni, dalla Margherita, a garantire per i rami dalemiani della Quercia: «Vengono dal centrodestra, sono un maldestro tentativo di sparigliare». Insomma, tutto tranquillo e sicuro, dicono. E se poi Napolitano dovesse fermarsi invece ad un soffio di voti da quota 505, si vedrà. Lui ad ogni buon conto, si muove già da ieri mattina come fosse il nuovo Carlo Azeglio Ciampi.
Dell’inondazione di schede bianche, dicevamo. Se ne son contate 724 alle 15,15 e 770 alle 20,15. Al mattino hanno votato in 965, nel pomeriggio in 976, ma in ambedue gli scrutini risultava un presente in più. Che cosa era successo? Semplice e umano: qualcuno dei grandi elettori, forse un delegato regionale, ha voluto conservare un souvenir dell’evento, dunque ha ritirato la scheda dal commesso, nella cabina se l’è infilata in tasca, e nell’«insalatiera» ha depositato un semplice foglio di carta bianco. Però, dei 34 assenti al mattino ci si è affrettati a verificarne l’etichetta perché i voti per D’Alema erano saliti da 27 a 35. Soltanto 4 son risultati dell’Unione; e tra gli assenti della Cdl spiccavano i nomi di Gianfranco Fini, Gianni Alemanno, Beppe Pisanu. Nel secondo spoglio di questa corsa per il Colle, a Gianni Letta sono andati ugualmente 11 voti, quelli di Umberto Bossi son saliti a 38, Napolitano ne ha avuti 15, l’Udeur ha dato 19 voti a Giuseppe de Rita patron del Censis, Idv e Rosa nel Pugno hanno abbandonato le loro bandiere per confluire nelle schede bianche, mentre Giuliano Ferrara candidato di bandiera dei socialdemocristiani di centrodestra, da 8 è salito a 9 voti. Schede nulle 22. E poi torrenti di fantasia per i nomi più strampalati ma veri e reali perché tutti i cittadini italiani possono diventare presidente della Repubblica, purché vivi, incensurati e almeno cinquantenni. Così, ecco 3 voti a Maria Gabriella di Savoia, 3 anche per Bruno Vespa, 2 a Franco Piperno gloria di Potop, addirittura 6 al deputato forzista Angelino Sanza, Linda Giuva moglie di D’Alema è salita da 2 a 3. Talvolta rideva, Fausto Bertinotti, e commentava con Marini al suo fianco i voti più bizzarri che doveva declamare. Ad una però si è fatto serio, l’ha soppesata un poco in silenzio per poi affidarla alle schede nulle. Era per Padre Pio.
Ma sì, che ci pensi il cielo a benedir questa corsa. Anche ieri s’è avuta una raffica di giornalisti, più o meno noti, più o meno bravi. Volete conoscerne il motivo? Vogliono anch’essi un ricordino, e il politico che glielo dona conta su un’intervista con fotina, prima o poi. Tant’è che eran la maggioranza anche nello spoglio serale, ma stavolta non hanno avuto l’onore della declamazione televisiva perché si stava facendo tardi, oggi l’appuntamento è alle 9,30, dunque son finiti tutti nella categoria dei voti «dispersi», insieme a Vasco Rossi il cantante, Giovanni Consorte dell’Unipol, Carlo Ancelotti del Milan e l’immancabile Luciano Moggi. Stavolta le schede bianche erano 770 abbiamo detto, e i voti per D’Alema son scesi a 31 rattristando i fautori dello scontro, perché l’esperienza della prima repubblica insegna che per promettere l’agguato quei voti dovevano salire ancora. Napolitano intanto era salito a 16, Letta scendeva a 10, dov’era invece salito Ferrara.
«Continueremo a votare scheda bianca», promette Berlusconi. «Napolitano sarà eletto con i soli voti dell’Unione», aggiunge Fini.