Ma l’unica regola è l’assenza di regole

Farmacie, parafarmacie e corner della salute hanno in comune la parola «sconto», che immancabilmente (o quasi) accompagna la vendita dei farmaci senza obbligo di ricetta. Tuttavia questo termine non ha più molto senso, considerato che a partire dal primo gennaio il prezzo massimo di vendita al pubblico non viene riportato sul contenitore dei medicinali. Risulta difficile capire a questo punto rispetto a che cosa avvenga lo sconto di cui tutti parlano tanto. Dal canto loro, gli addetti ai lavori annuiscono, bene o male consapevoli, però al vocabolo magico non rinunciano. L’utente comunque farebbe bene a non lasciarsi ammaliare dal canto di questa sirena. Allo stato attuale, l’unico modo per avere la certezza di spendere meno è quello di mettere a confronto i prezzi girando da un posto a un altro. Prendiamo l’aspirina, per esempio, bandiera eletta dei cosiddetti farmaci da banco. Nei corner della salute dislocati all’interno di alcuni iper-mercati si registrano offerte competitive: alla Coop del Casilino 20 compresse di aspirina effervescente costano 5,17 euro, mentre da Auchan a Fiumicino vengono 5,86. Anche nelle parafarmacie l’importo varia di volta in volta ma non è detto che i prezzi siano sempre vantaggiosi. Nei punti vendita della catena «Haelthing» l’ambita scatola di compresse sta a 5,50, mentre altrove arriva a costare 6,50. Nelle farmacie, invece, si parte da 6,90 euro. Poi, a seconda delle promozioni, la cifra scende: c’è chi applica una decurtazione del 10 per cento, chi del 20, chi del 33 (attraverso la formula del «prendi 3 e paghi 2») e chi concede questo privilegio soltanto ai clienti sopra agli 80 anni. Un autentico pot-pourri, in sintonia con l’andazzo generale. Così, alla fine, emerge una regola sola, ovvero che non ci sono regole. A prescindere da dove andate, non potete sapere quali prezzi ha in serbo per voi il futuro.