L’unica soluzione: subito il nucleare

Nel lanciare alcuni mesi fa la campagna "Più Azzurro Più Verde" - che
esplicitamente richiama la campagna "Vote blue, Go green" dei
conservatori britannici - volevamo reagire alla cattiva politica di un
certo "ambientalismo"

Benedetto Della Vedova

Nel lanciare alcuni mesi fa la campagna “Più Azzurro Più Verde” - che esplicitamente richiama la campagna “Vote blue, Go green” dei conservatori britannici - volevamo reagire alla cattiva politica di un certo “ambientalismo”: quello che contrappone natura e mercato, ecologia e tecnologia, tutela ambientale e crescita economica. Si tratta di una sfida per liberare l’ambientalismo (senza virgolette, questa volta) dalla morsa di una sinistra che lo ha trasformato nel fortino ideologico di una resistenza anti-liberale e, in fin dei conti, reazionaria. E per promuovere piattaforme ambientali alternative e innovative, in linea con l’esperienza di molti partiti liberali e moderati. Questo impegno, a mio avviso, deve assumere una sua centralità nell’azione di un prossimo governo targato Pdl.
A partire dalla questione nucleare. L’ambientalismo politico italiano è nato da una crociata ideologica e demagogica contro il nucleare ed è finito stritolato dall’abbraccio mortale, ma scontato date le premesse, della sinistra neocomunista. Dalla rottura del tabù anti nucleare deve partire oggi una stagione di ambientalismo liberale.
La presa di posizione di Silvio Berlusconi in favore del ritorno al nucleare, in tempi e modi da approfondire, rompe gli indugi di fronte a due sfide cruciali, l’approvvigionamento energetico a costi ragionevoli e la riduzione delle emissioni di anidride carbonica.
Quanto ci sentiamo sicuri in un contesto in cui l’energia dipende in buona parte dall’equilibrio interno a Paesi instabili o ostili all’Occidente?
È un dato di fatto che gli investimenti sulle fonti rinnovabili, per ora costose e instabili, non potranno portare all’autosufficienza né, da sole, al rispetto degli ambiziosi obiettivi di Kyoto (salutati con tanto entusiasmo quanta superficialità dai rosso-verdi italiani). Non siamo contrari allo sviluppo dell’eolico e del solare, tantomeno sottovalutiamo l’impatto positivo di radicali politiche di risparmio energetico, ma queste misure saranno tanto più efficaci – per la sicurezza dell’approvvigionamento e per il taglio della CO2 - quanto più avremo il coraggio di includere nel “paniere” energetico l’opzione nucleare.
Qualsiasi cosa si pensi del riscaldamento globale (personalmente, sono prudente sull’analisi e scettico sull’efficacia dei rimedi previsti), abbiamo sottoscritto impegni molto severi: rinunciare all’apporto del nucleare vuol dire condannarsi alla violazione di tali impegni o a un disastro economico. In Gran Bretagna, dove pure già quasi il 20% di energia proviene dal nucleare, il governo ha fatto un po’ di conti sul rispetto di Kyoto: senza potenziare ulteriormente il nucleare il protocollo costerà 1,5 miliardi di euro all’anno. Per questo, il governo Brown (che ha appena sottoscritto un patto pro-nucleare con la Francia di Sarkozy) considera il nucleare come “la” via a Kyoto: quanta la distanza dal Pd di Veltroni! Ancora ieri il responsabile ambiente del Pd irrideva come vecchiume le aperture berlusconiane al nucleare: vecchi e incapaci di affrancarsi dall’ideologia veteroambientalista sono loro, come dimostrano le analisi, tra le altre, di Chicco Testa. Sulla sicurezza e sulle scorie non servono crociate, ma ricerca e concretezza.
Ciò detto, occorre ripensare “laicamente” al nucleare: la rottura del tabù anti nuclearista non deve sfociare nel suo opposto, un nuclearismo di maniera. Compito dello Stato, attraverso un set di regole rigorose ma snelle, sarà dunque quello di offrire al mercato liberalizzato la possibilità di perseguire – tra le tante – anche l’opzione nucleare. Prima che sia troppo tardi.
Benedetto Della Vedova
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dellavedova.com