L’unico canestro di Green vale il derby Fortitudo

Virtus all’inferno, e una Climamio a singhiozzo (86-84) rimane nel paradiso della classifica. Palasport stipato, incasso record

Oscar Eleni

I ciclisti le chiamano discese a tomba aperta e la Virtus ha fatto proprio così per rimettere in discussione il derby di Bologna, che la Fortitudo ha potuto vincere soltanto in volata dopo essersi staccata bene nella salita della partita (anche 14 punti di vantaggio a 5 minuti dalla fine). Cuore, batticuore, come da sempre in queste sfide nella città che meglio rappresenta il potere del basket sulla mente e la passione; peccati gravi, peccati veniali, uomini veri, ometti.
Fortitudo bella nelle cose essenziali, quando la mente era sulla partita, pericolosa per se stessa quando ha cominciato a voler giocare con il cronometro e lo stesso Marco Belinelli, che aveva incantato nella prima parte, ha cominciato a regalare palloni passati mollemente, mancando tre colpi proprio quando il fucile era nella posizione giusta per fare centro. Nella Virtus la stessa cosa è accaduta con il primo Vukcevic, veramente incontenibile, ma nel fuoco della battaglia è stato il suo piccolo regista Di Bella, uno tutto impeto e scelte coraggiose, a rispondere ai colpi che Sani Becirovic, il più bersagliato in un’arena strapiena, incasso di 300mila euro, ha portato usando mani dolci, testa fina, guadagnandosi punti, falli, creando cento problemi in una battaglia dove l’arbitro turco Sahin ha dimostrato di essere davvero il migliore nella stagione italiana.
Repesa e il suo giardino delle bellezze Fortitudo, prendendone il bene ed il male, forte dietro le spalle di Travis Watson vero leone della partita, esaltata dall’energia del Diawara, penalizzato da falli che non ha sempre commesso, resa leggera dal lavoro per tutti del Garris che non ti dà mai sorrisi, ma sa cosa vuol dire faticare per gli altri. Buona anche la testuggine Bagaric, impalpabile Green, da maledire per la palla non portata oltre la metà campo a 1’02” sulla caduta di Becirovic, ma anche lama di Toledo per la penetrazione nei secondi finali dopo il canestro più tiro libero con cui Di Bella aveva pareggiato la partita a quota 84 con 32” ancora da giocare.
Fortitudo fuori dalla trappola con il suo Sani che nella storia Virtus adesso entra come nemico del campo e non come l’uomo che l’ha fatta chiudere. Vidi Vici battuta, ma bella abbastanza per dare appuntamento a tutti per i playoff dove sarà spina nel fianco di chiunque la prenderà alla leggera, così come dovrebbe succedere incontrando la Roma del crotalo Pesic.
Il derby dell’amore mai fraterno, giocato sull’ironia, interpretato bene da Belinelli in partenza con 10 punti per chiudere in vantaggio di 2 (22-24) dopo 10’. La replica di Lang e la serie di Vukcevic (15 punti) per portare al terzo fallo Diawara e al collasso la difesa Fortitudo dove i soliti noti vanno a farfalle. La chiave del derby sembra il terzo quarto, quello dove la Fortitudo piazza un 10-0 in partenza che garantisce per la sua nuova dimensione e il 42-56 a 5’ dalla fine del tempo sembra aver già spiegato tutto fra squadre di peso specifico diverso. La Virtus non ci crede e fa bene, la Fortitudo s’illude e dovrà pentirsi anche se non pagherà fino in fondo il peccato di gola. Ancora Climamio a + 5 con Watson (77-82) a 1’42” dalla fine di una partita dove il precision time andava ben lento, poi Laing, poi la palla persa dalla Fortitudo per 8”, l’urlo Di Bella (81-82), i liberi di Becirovic e ancora Di Bella per il pareggio spezzato dalla lama di Green che, con l’unico canestro della sua partita, porta al conto totale (84-86).