L’unico migliorato è Mancini. E infatti rischia il posto

D opo il 5 maggio, ci sarà il 4 aprile: l’Inter scandisce date come sentenze di disfatta. Cambiano gli allenatori, non cambia l’Inter. Sarà un caso? Evidentemente no. Nella squadra battuta dal Villarreal, e da un proprio errore difensivo, giocavano cinque uomini reduci da quel 5 maggio in cui l’Inter perse lo scudetto. Sarà un caso? Evidentemente no. Uno di loro era ed è Recoba. Sarà un caso se i fallimenti lo mettono sempre in testa alla lista dei colpevoli? Evidentemente no. Eppure uno degli interessi principali di Moratti è quello di rinnovare il contratto al Chino. Non tanto cercare una logica nel comporre una squadra (ora gli piace Guti, per completare la succursale del Real) nemmeno metter in riga Adriano e chiedergli se non è più capace di segnare gol oppure gioca contro Mancini, tanto meno far sapere all’allenatore se intende continuare con lui. Milan e Juve lo hanno fatto con i rispettivi tecnici. L’Inter è stata tradita dalle punte, ma Moratti ha detto no (uno dei pochi) a Cassano per salvaguardare il Chino. Se rinnovo sarà, sarebbe meglio che, anzichè Recoba, fosse Moratti a lasciare l’Inter. Operazione che tutti sanno impossibile: chi può acquistare una società così gravata da deficit e stipendi pesanti?
Eppure l’Inter molle, senza anima, battuta da una squadra di medio rango come il Villarreal, ha detto che ci vorrebbero altri sistemi con i giocatori. Il patron non ha mai sostenuto i tecnici e le sue squadre ne hanno approfittato. Come questa Inter. Mancini è un uomo solo al comando. Lo sa lui, lo sanno i giocatori che vanno a piagnucolare dal patron. L’allenatore sta anche carezzando l’idea di lasciar perdere tutti a fine stagione. Eppure in questi due anni è stato proprio lui uno dei pochi a mostrare i migliori progressi nel suo lavoro. Ha commesso errori, ma ha fatto di tutto per non ricascarci. Al contrario dei giocatori. Adriano su tutti: regredito nell’affidabilità come persona e come giocatore. La stagione fallimentare dell’Inter (anche con coppa Italia e secondo posto) posa per metà sulle sue spalle. Il brasiliano ha perso la mira e la testa, è rimasto solo un cannoniere dei tiri sbilenchi. L’Uefa lo ha fatto notare nelle note statistiche. L’Inter continua a pensare che forse non è solo colpa sua. E se vorrà venderlo, ora avrà un capitale svalutato.