L’unico "miracolo" di Pisapia: resuscitare le mummie rosse

Diliberto, Ferrero e compagni erano spariti dalla scena politica dopo la clamorosa batosta del 2008. Ora i partitini minacciano di fare sfracelli e avvisano anche Bersani: ora un fronte antiberlusconiano<br />

Tremate, tremate: le mummie rosse sono tornate. I compagni sono usciti dalle catacombe dell’oblio. E sono tornati ad affollare giornali e tv, dopo essere stati spazzati via dal voto del 2008, quando i partiti di sinistra non riuscirono a eleggere neppure un parlamentare né alla Camera né al Senato. È una specie di miracolo, quello di Giuliano Pisapia. Perché questa rentrée è tutta merito dell’avvocato rosso candidato da Sel che potrebbe spostare a sinistra la capitale economica del Paese.

Quelli che nel tragicomico biennio del governo Prodi, dal 2006 al 2008, dettavano legge su tutto, tenevano il Professore per gli attributi, minacciavano strappi e nuove elezioni, protestavano e intanto governavano, ora sono politicamente resuscitati. Loro, quei massimalisti che osarono persino sfilare contro la riforma del Welfare (abolizione dello scalone di Maroni sull’aumento dell’età pensionabile e 750 milioni di euro l’anno presi dai contributi sui co.co.co) che avevano contribuito a far approvare. Li avevamo lasciati così, a leccarsi le ferite dopo la cacciata a furor di popolo dal Parlamento, a scannarsi l’un l’altro per capire per colpa di chi si era miseramente perduto.

Fausto Bertinotti si era definitivamente congedato dalla politica dopo la sconfitta del 21 aprile 2008 al congresso di Rifondazione. Nichi Vendola era l’uomo nuovo, che avrebbe dovuto ricucire un rapporto logorato da due anni nella stanza dei bottoni. Il bertinottiano Franco Giordano aveva lasciato la guida del Prc dopo essere stato travolto dagli strali di Paolo Ferrero: «Mi dimetto per la sconfitta, e a Paolo lo dico con sincerità: non posso essere dimesso per una cultura del sospetto. Che cultura politica è questa?». Boh?
Sono passati tre anni ed eccoli di nuovo, i reaparecidos, i sopravvissuti. Predicano amore e fratellanza a sinistra, e vomitano odio a destra. C’è Giordano, oggi dirigente di Sel, che getta sale «sulla ferita inferta al santuario del berlusconismo, che difficilmente potrà essere sanabile». C’è il suo (ex?) nemico Ferrero, segretario nazionale di quel che resta di Rifondazione comunista, che accosta sobriamente Berlusconi a Mussolini («È il suo erede») e chiama a raccolta i suoi sull’ennesimo progetto politico, il sogno di una vita, con tanto di appello a Sel, Pd e ai giustizialisti come Antonio Di Pietro: «Tutte le forze del centrosinistra costruiscano un fronte democratico elettorale al fine di sconfiggere le destre, per costruire una sinistra degna di tale nome».

Con buona pace di Pier Luigi Bersani, che in cuor suo sogna di essere il nuovo leader ma che rischia di finire come Prodi, appeso agli zero virgola.
Sono i delusi del Pd, probabilmente, ad aver ingrossato le fila sinistre dell’opposizione. Perché Vendola, Pisapia e i suoi, a parole, ci sanno fare meglio del monotono Pier Luigi. Bastava sentire l’altra sera in tv Fabio Mussi, un altro ex comunista passato con Vendola, a discettare di politica con il leghista Matteo Salvini su La7, e prima ancora invocando «le prove generali del nuovo centrosinistra» su Agorà, programma del mattino della tv pubblica. C’è spazio per Marco Rizzo, il leader dei Comunisti Sinistra Popolare che discetta di politica a Studio Aperto e si sentono ringalluzziti anche i ragazzi No Tav, i signornò per eccellenza che, incassata la vittoria di Piero Fassino a Torino, ora minacciano sfracelli, con la complicità dei grillini: «Se ripartono i lavori dell’Alta velocità blocchiamo la tappa del Giro d’Italia Verbania-Sestriere». Amen.

E Oliviero Diliberto? Anche il segretario nazionale Pdci-Federazione della Sinistra è passato dal convegno messinese dal croccante titolo «Ricostruire il partito comunista. Appunti per una discussione» al pc, per vergare su Facebook la sua personalissima analisi dei dati elettorali milanesi e nazionali: «Per la prima volta, dopo il 2008, il centrosinistra segna una netta inversione di tendenza. Importante, positiva. C’è voglia di aria nuova ma Berlusconi e i suoi tenteranno di impaurire gli italiani come se a Milano o altrove stessero per arrivare i cosacchi». Ah no?
felice.manti@ilgiornale.it