È l’unico Ordine militare sopravvissuto al Medioevo. Uno Stato senza territorio a cui pochi eletti hanno accesso: re e regine, politici e finanzieri. Così mille anni di storia alimentano un mito basato sulla fede e su un misterioso tesoro

Nei seminari, da sempre, si dice che sono solo tre le cose che Dio non sa. Cosa pensano esattamente i Gesuiti, quanti ordini di suore esistano e quanto siano ricchi i Cavalieri di Malta. Se il tempo è un moltiplicatore del denaro, essendo dieci secoli che la bianca Croce Ottagona si staglia sul mondo cristiano, è facilmente in-immaginabile quale tesoro si nasconda nei sacri palazzi dell’unico ordine cavalleresco sopravvissuto al Medioevo, una delle più antiche istituzioni della civiltà occidentale.
Era l’anno del Signore 1048 quando un pugno di mercanti di Amalfi ottenne il permesso dal Califfo d’Egitto di edificare a Gerusalemme un ospedale dove assistere i pellegrini di Terrasanta. Di ogni fede e razza. E fu il Beato Gerardo Sasso, il monaco benedettino fondatore dell’hospitale di San Giovanni, a convincere Pasquale II, nel febbraio 1113, a riconoscere l’Ordine religioso. Concedendo la tutela, da allora mai venuta meno, della Santa Sede e insieme il diritto di eleggere liberamente il proprio Gran Maestro. È così, senza interferenze da parte di alcuna autorità laica o religiosa, che i cavalieri di Malta montano a cavallo della Storia, scorrazzando da allora da Gerusalemme a Roma e dalle Crociate alle missioni umanitarie per un intero millennio.
Depositari - ad ascoltare una delle tante leggende nere che con la stessa pervicacia del suo vangelo attraversano il Cristianesimo - di inquietanti segreti sulla figura del Cristo ed eredi del tesoro dei «confratelli» Templari bruciati sul rogo, i Cavalieri di Malta lasciate le armi per la difesa militare dei pellegrini, hanno da tempo impugnato la sola virtù della carità cristiana, dedicandosi unicamente al servizio della fede e dei sofferenti: Tuitio Fidei et Obsequium Pauperum, come recita il motto dell’Ordine.
Cavalieri senza armi di uno Stato sovrano il cui territorio è oggi costituito da due soli palazzi romani - Palazzo Magistrale di via Condotti e Villa Magistrale sull’Aventino - ma riconosciuto da oltre cento Paesi e da tutti i grandi organismi mondiali, dall’Onu all’Unione Europea, i figli del Beato Gerardo sono oggi un esercito di 12.500 membri, tra frati «professi», dame e cavalieri laici, e 80.000 volontari permanenti tra medici, infermieri, ausiliari. L’Ordine è per costituzione un ente indipendente e sovrano - «neutrale, imparziale e apolitico» - che si prende cura giornalmente di anziani, disabili, rifugiati, orfani e lebbrosi in 120 nazioni dei cinque continenti (ora come un millennio fa senza distinzione di razza o di religione) e con un proprio ordinamento giuridico, il diritto di rilasciare passaporti, emettere francobolli, battere moneta e targare le proprie auto blu con la sigla Smom, che abbrevia la dizione ufficiale del «Sovrano Militare Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme di Rodi e di Malta».
Ma l’Ordine è anche, da sempre, considerato una potentissima lobby cattolica, ramificata - con la stessa forza e ampiezza con la quale gli alberi genealogici dei suoi membri affondano le proprie radici nella più bella nobiltà europea e americana - in mezzo pianeta e nell’intero complesso sistema dei potentati diplomatici occidentali. Milizia sorta per lenire il dolore da sempre costretta a fare i conti con il potere, l’Ordine è gloriosamente sopravvissuto alle crociate, ai saraceni, all’Inquisizione, alle guerre di religione, alle rivoluzioni, alle baionette napoleoniche, ai pentapartiti della Repubblica italiana e alla P2. Esercitati ad affrontare da coraggiosi guerrieri assedi e battaglie (gli arabi li chiamavano con odio e soggezione i «diavoli neri») e abituati a solcare indenni i marosi della Storia (la flotta dell’Ordine era considerata una delle più potenti del Mediterraneo, depredava i carichi delle navi considerate ostili ma contribuì alla vittoria di Lepanto nel 1571), i Cavalieri di Malta hanno fatto della riservatezza - soprattutto nel «dare», come impone la vera carità - una virtù così affinata da apparire a molti sospetta. Facendo dimenticare a volte il servizio a difesa dei sofferenti, come le missioni umanitarie degli ultimi decenni dal Congo all’Irak.
Esclusivissimo «club dei club» della Fede e arcigna consorteria nobiliare che pure da anni ha aperto al «mondo borghese», l’Ordine ha contato (e conta) fra i propri fedeli il fior fiore della politica e della finanza cattolica, apostolica e romana: dagli Agnelli ai Marzotto, da Cossiga ad Andreotti, petrolieri e armatori, principi e regine, capi della Cia e vertici della Chase Manhattan Bank. Tutti accomunati da un’unica regola: «Vivere in modo integerrimo, secondo una condotta cristiana esemplare, dedicarsi al prossimo come insegna il Vangelo, e operare sempre sostenuti dalla preghiera». Forse il vero «segreto» (ben più di quello che in molti hanno cercato nella famosa Torre del Diavolo sull’Isola di Malta dove si dice si insegnassero i misteri alchemici) che ha permesso al Sovrano Militare Ordine di Malta di sopravvivere per mille anni.