L’unico posto di Bassolino: in strada a spalare rifiuti

Anche se non prova vergogna per ciò che ha fatto, potrebbe così riacquistare almeno un po’ di dignità

Signor Bassolino, ho un po’ di ripugnanza a scriverle, perché preferirei non avere niente a che fare con lei. Non la conosco, né lo desidero, ma credo sia dovere mio - come di chiunque possa far sentire la propria voce - dirle chiaro e forte cosa penso di lei.
Non le dico di dimettersi, perché gliel’hanno già detto in tanti e lei ha già risposto che non ci pensa neppure, fiero di come ha svolto i suoi compiti a Napoli e in Campania. Ma penso che lei dovrebbe indossare, da oggi, la divisa dei netturbini napoletani e andare per strada, a spalare l’immondizia che ammorba i suoi concittadini, i suoi amministrati, le sue vittime. È l’unico gesto che potrebbe ridarle un poco di dignità, un briciolo di umanità, in mezzo a uno sfacelo di cui lei è moralmente responsabile. Capisco bene che la parola «morale» non abbia grande spazio nella sua coscienza, perché se no non ci sarebbe bisogno di ricordargliela. Diciamo allora che sarebbe un atto di giustizia, in attesa che - come tutti ci auguriamo - anche la giustizia dei tribunali si occupi di lei. E dico che ce lo auguriamo tutti, perché voglio credere che siano di questo parere, in cuor loro, anche i più alti rappresentanti della sinistra. Qui non è più questione di destra o di sinistra, ma di vergogna: la vergogna che lei non prova.
Capisco che la tengano ancora in piedi, anzi seduto, perché tornare a votare oggi, in Campania, significherebbe per la sua parte politica perdere la regione. Ma come fa, lei, a rimanere seduto in quella sua poltrona, mentre la sua bellissima città è coperta di merda? Non soltanto la merda dei rifiuti, ma prima ancora quella dell’inettitudine, dell’inerzia, dell’incapacità.
Invece no. Lei rimarrà incardinato al suo posto. Per servire a che, a chi? Per servire se stesso, signor governatore, dicendosi che «ha da passà ’a nuttata». Non passerà nessuna nottata, Bassolino, si rassegni. San Gennaro non le farà la grazia, e i napoletani non dimenticheranno. Lei è politicamente finito, perché i napoletani sanno che, se venisse rieletto, sarebbe giusto che l’Italia tutta li abbandonasse nella spazzatura in cui lei li ha fatti trovare. E se, invece, lei venisse addirittura promosso a un incarico nazionale (capita anche questo in Italia, e lei lo sa, e ci conta), vorrà dire che a essere finito è questo grande Paese, ridotto a elevare agli altari la spazzatura, a beatificare tutti pur di non mandare all’inferno nessuno.
In tanti hanno già elencato i danni provocati dal pattume accumulato con lei regnante in Napoli. Danni alla salute pubblica, alla quiete sociale, all’economia campana, all’immagine dell’Italia nel mondo. Danni così immensi da non essere quantificabili né risarcibili in alcun modo. Ebbene, c’è un altro danno incombente, che voglio segnalarle, ammesso le importi qualcosa. Massimo d’Azeglio (sì, proprio quello che «fatta l’Italia bisogna fare gli italiani»), prima di dire la celebre frase, destinata ai libri di storia, ne scrisse un’altra, in una lettera a un amico: «Unirsi ai napoletani, sarebbe come giacere con un lebbroso». Da allora è stato fatto tanto, e molto resta da fare, per superare quel pregiudizio antimeridionalista. I napoletani, fra i più creativi dell’Italia creativa, proprio non lo meritano. Eppure è questo che sta accadendo, mentre gli abitanti di altre regioni sono costretti a portarsi a casa tonnellate e tonnellate della sua spazzatura: sua di lei, signor governatore. Lei, che aveva promesso il «Rinascimento napoletano», ha condotto alla rinascita del pregiudizio antinapoletano. Come fa - mi dica - a non provare l’impulso di prendere una pala e scendere in strada?
www.giordanobrunoguerri.it