L’unico tribunale sono i milanesi

S i avvicina il Natale, bisogna essere buoni anche coi moralisti e coi giustizialisti d’ispirazione giacobina, amici del popolo e nemici della giustizia vera. Magari è opportuno far loro un regalo, offrire, in una gogna d’argento, il sindaco di Milano Letizia Moratti, che la politica non corrode e che il consenso preserva. Ma sì, dalli alla “casta” cominciando da chi vi è arrivata per ultima, peraltro senza averne assunto la spocchia e i vizi.
Questa inchiesta aperta a Milano è una manna per i moralisti finti del centrosinistra che, dove sono minoranza, amano vestire la lana candida dell’agnello, per poter meglio arraffare, dove sono maggioranza, tutte le spoglie possibili, all’uso dei lupi. Questo presunto scandalo delle consulenze d’oro a Milano è perfetto, come una tempesta creata a tavolino, a edificazione delle masse.
L’amministrazione municipale di Milano è efficiente? E’ vicina alla gente? Ha ridotto i tributi? Assicura servizi di qualità? Forse, può darsi, ma intanto rosoliamo il sindaco e i consulenti, che imparino a dare i loro consigli alle giunte giuste e nelle regioni giuste. Dio salvi certi pubblici ministeri, severi custodi dell’elastica legalità italiana,così duttile a cogliere le giustificazioni degli amici e le preconcette colpevolezze dei nemici. Diamo fiducia a tutti, ma ci permettiamo di chiedere che i verdetti seguano ai processi e non li precedano, sotto forma di pronunciamenti di piazza, come s’usa nella giustizia di rito talebano. La magistratura faccia il suo corso, possibilmente nell’arco temporale di una sola generazione, poi trarremo le conclusioni. Intanto, evitiamo, se possibile, gli anatemi, le condanne preventive, i livori preconcetti. La scuola milanese dei delitti e delle pene non ammette scorciatoie.