L’Union valdotaine si spacca: in Valle d’Aosta cade la giunta

Perrin si dimette dopo due anni e gli subentrerà Caveri: sono entrambi autonomisti ma di correnti contrapposte. Frassy (Cdl): «È solo una lotta di potere»

Franco Garnero

da Aosta

Una disputa tutta interna a un partito apparentemente monolitico ha portato alle dimissioni, ieri, della giunta regionale della Valle d’Aosta guidata da Carlo Perrin. Un evento che non porterà al voto anticipato come accadrebbe altrove perché qui il governatore non è eletto direttamente dal popolo ma ugualmente traumatico perché sintomo di un grave disagio nell’Uv, partito di maggioranza assoluta. Già in serata il Comitato federale del partito ha affidato un mandato esplorativo a Luciano Caveri, attuale assessore al Turismo, trasporti e commercio. Il suo compito dovrebbe concludersi entro il 4 luglio, quando verrà convocato il nuovo consiglio e, con ogni probabilità, Caveri si presenterà per chiedere la fiducia all’assemblea presieduta da Ego Perron.
L’Union Valdotaine è da trent’anni il partito egemone della Valle, ha visto crescere nel tempo i suoi consensi e, alle ultime elezioni, che si sono tenute due anni fa, è riuscita per la prima volta a ottenere la maggioranza assoluta, eleggendo 18 consiglieri su 35. In maggioranza da alcuni anni vi sono anche i Ds, che in questa legislatura hanno portato in consiglio quattro esponenti e possono contare su un assessore dei sette che hanno accompagnato Perrin nel suo cammino dal 2003 a oggi. Le dimensioni dell’Union hanno favorito la nascita di più correnti, anche se nessuno qui le vuole chiamare con questo nome, perché fa tanto «politica di pianura» e gli autonomisti si vogliono distinguere anche in questo. In ogni caso le componenti più forti fanno capo al senatore Augusto Rollandin e a Dino Vierin, che ha retto le sorti della Regione per 12 anni e si è dimesso sei mesi prima della naturale scadenza del suo mandato perché un suo assessore era stato coinvolto in una inchiesta della magistratura.
Difficile dire cosa divida i due, dato che entrambi militano nello stesso partito, che si preoccupa di assicurare il ricambio con una regola interna, quella che prevede di astenersi dal candidarsi in Regione per cinque anni dopo tre mandati consecutivi. Dario Frassy, capogruppo della Casa delle libertà che conta su tre consiglieri, afferma che si tratta di una semplice lotta per il potere tra i due contendenti più forti. Gli altri esponenti dell’Union sostengono invece che le cause sono da ricercarsi prevalentemente in divergenze sul modo di intendere la gestione del potere: più rude, decisionista e verticista Rollandin, più conciliante e aperto al dialogo Vierin. I due sono entrambi capaci e hanno un notevole seguito elettorale. Hanno anche collaborato più volte nelle stesse giunte ma poi due leader sono diventati troppi per un palcoscenico piccolo come quello della Valle. Sono cominciate le prime tensioni e si è arrivati alla rottura, che forse ha radici lontane.
Le elezioni del 2003, dominate dal partito autonomista, hanno avuto un sicuro vincitore: Caveri, che ha ottenuto oltre 7mila preferenze, un’enormità da queste parti. Dato che risalta ancora di più se si considera che sono quasi il doppio del secondo miglior risultato. I giochi sembrano fatti e tutti si attendono che a «mister preferenze» venga dato l’incarico di formare la nuova giunta, ma questo non accade perché Rollandin avrebbe posto il veto, considerandolo troppo vicino a Vierin. Il senatore riesce a far nominare Perrin, che ha fama di essere più indipendente. Il fragile equilibrio regge per due anni. Sino a ieri mattina, quando il governatore getta la spugna, con una lettera in francese. «L’azione di governo ­ scrive tra l’altro il presidente dimissionario ­ richiede, al fine di poter assicurare la realizzazione dei programmi politici e dello sviluppo della nostra comunità, condizioni di coesione e di fiducia che, nel clima politico attuale, non sembrano più esistere». Ieri consiglio arroventato. «Ci hanno impedito il dibattito ­ denuncia Frassy ­ prima cercando di bloccare l’apertura del consiglio e poi chiudendolo dopo pochi minuti, prendendo così in ostaggio non solo la Regione, ma il luogo stesso dell’autonomia del territorio».
Caveri ora ha due settimane di tempo per ricucire, forte del suo carisma personale e della sua forza elettorale. I problemi però, prevalentemente economici, sono di non semplice soluzione. «Secondo i dati Istat, l’occupazione in Italia è cresciuta dell’1,6 per cento, in Valle è diminuita dello 0,7», osserva Frassy. L’autoporto, che dava utili importanti, è stato praticamente cancellato dall’abolizione delle frontiere. Il casinò, terza realtà della Valle con circa mille dipendenti, si dibatte in una crisi, dovuta anche al quadro globale, da cui non sarà facile uscire. E pesa non soltanto la diminuzione degli introiti, ma anche lo spettro di un ridimensionamento degli addetti.