L’Unione accende il «Grande fratello fiscale»

L’effetto sul bilancio dello Stato sarà solo dello 0,1%. Mini risarcimento per le spa del mattone: anticipate a ottobre le agevolazioni per le società di leasing

Antonio Signorini

da Roma

Voto notturno per la manovrina-bis. Come anticipato dal Giornale, il governo ha blindato il decreto che comprende la micro correzione dei conti pubblici, le liberalizzazioni di Pierluigi Bersani e il giro di vite fiscale di Vincenzo Visco, presentando un maxiemendamento sul quale è stata messa la fiducia. Una mossa rischiosa, come dimostra la mobilitazione dei senatori dell’Unione, tutti costretti a restare fino a notte fonda a Palazzo Madama. Richiamati anche i senatori a vita, ma hanno risposto solo Rita Levi Montalcini, che ha interrotto le vancanze sulle Dolomiti per approvare il decreto Bersani-Visco, ed Emilio Colombo. Non hanno partecipato gli ex presidenti della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi e Oscar Luigi Scalfaro. Assenti anche Sergio Pininfarina e Giulio Andreotti. Annunciato il non voto di Francesco Cossiga.
Una scommessa che il governo è riuscito a portare a casa. I senatori dell’opposizione hanno provato a far mancare il numero legale non partecipando al voto alla prima chiamata. Alla seconda in molti hanno rinunciato a rientrare in Aula e la manovrina è passata con 160 voti favorevoli e 53 contrari.
La decisione di ricorrere al voto di fiducia è stata ufficializzata ieri mattina. Lunedì, proprio per evitare la fiducia, il centrodestra aveva accettato di ritirare la gran parte delle proposte di modifica sul decreto, che erano passate da 600 a 70. L’intesa ha retto fino a ieri mattina, con il sostegno del ministro Ds dei Rapporti con il Parlamento Vannino Chiti, ma alla fine hanno vinto le pressioni di altri due esponenti della Quercia, il ministro dello Sviluppo economico Bersani e il viceministro all’Economia Vincenzo Visco, entrambi spaventati da maggioranze trasversali contrarie alle rispettive riforme.
Nel merito il maxiemendamento non cambia quasi nulla della manovrina e si limita a recepire le modifiche approvate dalla commissione Bilancio del Senato e gli emendamenti del governo. Unica concessione al centrodestra, un’ulteriore correzione della parte che riguarda l’Iva sulle compravendite degli immobili strumentali. Accogliendo una proposta di Forza Italia, il regime fiscale agevolato per le società di leasing immobiliare è stato anticipato all’ottobre 2006 anziché al gennaio 2007. Una sorta di risarcimento per le enormi perdite in Borsa che le stesse spa del mattone hanno registrato all’indomani dell’approvazione del decreto. I Verdi hanno ottenuto una norma sull’etichettatura del pane, per distinguere i prodotti surgelati da quelli cotti sul posto. Sono stati poi esclusi gli ispettori Inps e Inail dalla sforbiciata sulle spese di trasferta che la Finanziaria 2006 prevedeva per i dipendenti pubblici.
Il testo uscito dal Senato non dovrebbe essere modificato nel passaggio alla Camera dei deputati, dove è atteso il via libera definitivo per venerdì. Dal punto di vista delle finanze pubbliche, l’effetto della manovra sul 2006 è marginale. Lo 0,1 per cento del Pil. Per il resto le misure più importanti sono il finanziamento dei cantieri dell’Anas (un miliardo di euro) e delle Ferrovie (1,8 miliardi). Le nuove entrate ammontano a 3,4 miliardi di euro, mentre i tagli della spesa di fermano a 900 milioni di euro. Per il resto, il decreto comprende le misure studiate da Bersani, che riguardano soprattutto i consumatori e il commercio e quelle stilate da Visco, e che riguardano in particolare le imposte indirette. Del primo pacchetto fanno parte le misure sui taxi e le contestata norme sugli avvocati (abolizione dei minimi tabellari) e sulle farmacie (vendita dei medicinali anche nei supermarket).
Nel mirino della Casa delle libertà soprattutto il pacchetto Visco e, in particolare, le norme antievasione e antielusione ribattezzate «Grande fratello fiscale». Gli intermediari finanziari, le banche, le assicurazioni, dovranno comunicare all’Agenzia delle entrate i dati dei propri clienti e la natura dei rapporti. Una norma bocciata anche dall’Autorità garante della privacy.