L’Unione affonda il ponte sullo Stretto

Marianna Bartoccelli

da Roma

La Sicilia sembra destinata alla gag cinematografica «uora uora arrivò u ferribott». Ancora una volta (la prima fu nel 1902 quando l’allora capo del governo Giuseppe Zanardelli garantì: «Entro tre anni si darà il via al Ponte») si allontana l’ipotesi di costruire «l’attraversamento stabile dello Stretto», che nel governo Berlusconi sembrava invece una certezza visto che era stata già fatta una prima gara di appalto, vinta dall’Impregilo. E il collegamento Calabria Sicilia continuerà ad essere affidato ai «ferribott», i traghetti.
«Un chiaro segnale del governo Prodi contro i siciliani», commentano subito Renato Schifani e Carlo Vizzini di Fi. «È un successo per il movimento del No al Ponte - ha replicato Francesco Forgione, deputato siciliano di Rifondazione - adesso il governo pensi alla Salerno-Reggio Calabria, alle autostrade del mare e non alle opere faraoniche». Lo scontro è stato netto tra centrodestra e centrosinistra, e la mozione presentata e difesa da Dario Franceschini dell’Ulivo è passata con 272 voti favorevoli contro 234 contrari.
«Sarebbero bastati 18 voti da parte dei deputati siciliani per bocciare la mozione» nota il governatore Totò Cuffaro, che ha subito ribadito che la «la Sicilia ha diritto di ottenere sia il Ponte che le altre infrastrutture. Sono opere complementari. Senza il Ponte che senso ha parlare ancora di completamento del corridoio 1 Palermo-Berlino?». Particolarmente critico anche Raffaele Lombardo, leader del Movimento per le autonomie che del Ponte ha fatto la sua battaglia principale: «Questo voto esprime la volontà colonialista del governo Prodi». Secondo la mozione la costruzione del Ponte viene considerata «non prioritaria» e il governo si impegna a utilizzare i fondi stanziati per «migliorare la viabilità nel Mezzogiorno, dall’autostrada Salerno-Reggio Calabria alla rete autostradale e ferroviaria siciliana». «Ma anche per creare una rete stradale funzionante nell’entroterra siciliano», promette il ds Mirello Crisafulli.
Il no al Ponte non è stato tassativo per alcune componenti della maggioranza: «Non è un’opera inutile», ha voluto sottolineare Giacomo Mancini, deputato calabrese della Rosa nel pugno. Che, dopo aver ricordato che i socialisti furono i primi a sostenere l’importanza di questa struttura, si allinea alla posizione del governo: «L’attuale situazione economica e finanziaria del Paese impone altre priorità». «Sono certo che la battaglia non è persa e che la Cdl con il governo Cuffaro andrà avanti contro una decisione che dimostra come Prodi e compagni vogliano punire il popolo siciliano che non li ha votati». Anche la Borsa reagisce al voto della Camera. La società che ha vinto l’appalto della prima trance per 3,9 mld, l’Impregilo, ha perso subito quota e il titolo è sceso del 2,6%. Sono in molti della Cdl che ricordano che la mancata realizzazione dell’appalto, di circa 3,9 miliardi di euro, provocherà il pagamento di una penale di 388 milioni di euro.