«L’Unione all’assalto delle tasche degli italiani»

Gianni Pennacchi

da Roma

Ha atteso che il ministro Giulio Tremonti anticipasse le cifre essenziali della Trimestrale di cassa, e al tramontar del sabato Silvio Berlusconi ha rotto il silenzio. Lo ha fatto con una nota diffusa da Palazzo Chigi, dunque soppesando ogni parola. Ma ugualmente rincarando la dose, per rivendicare che il suo governo «non ha mai messo le mani in tasca agli italiani» e mai le metterà, mentre la «svolta radicale» promessa dal suo avversario significa «più tasse» e nient’altro, Romano Prodi e l’Unione «annunciano un assalto alle tasche degli italiani che coprirà soprattutto il ceto medio, i piccoli operatori economici, la stragrande maggioranza delle famiglie».
Già s’indovina dunque, quali temi cavalcherà principalmente il premier nella rivincita televisiva di domani sera, pur se le regole del confronto sono le stesse del primo Berlusconi-Prodi controllato da Clemente Mimun. I dati economici devono aver smentito le fosche previsioni del centrosinistra, se il contrattacco del leader della Casa delle libertà è netto e deciso, sembra voler imprimere un’accelerata alla rimonta sugli avversari: «Il quadro dell’ultima settimana di campagna elettorale si fa sempre più chiaro: le 281 pagine del programma della sinistra annunciano un assalto alle tasche degli italiani che colpirà soprattutto il ceto medio, i piccoli operatori economici, la stragrande maggioranza delle famiglie. Molti italiani lo hanno già capito. Noi cercheremo di farlo capire a tutti nei giorni che restano a disposizione prima del 9 aprile». Una settimana senza risparmio dunque, oltre al duello televisivo di domani con Prodi, la manifestazione romana di mercoledì e quella conclusiva a Napoli con Gianfranco Fini e Pier Ferdinando Casini.
La nota che il premier ha fatto diffondere ieri sera, accusa e rivendica: «Per cinque anni questo governo non ha mai messo le mani in tasca agli italiani. Anzi, abbiamo diminuito la pressione fiscale e l'80% dei contribuenti pagano meno di quanto pagavano prima. Leggo con preoccupazione quel che dice il candidato della sinistra e cioè che bisogna correggere la rotta "in modo radicale". Ciò significa inequivocabilmente che la sinistra intende tassare i Bot e i Cct, le case e le successioni degli italiani». Non ha dubbi, Berlusconi. Con tranquilla sicurezza afferma che «gli italiani l'hanno capito, e gli studi dei notai e dei commercialisti sono affollati da chi si sente minacciato da un eventuale, seppure improbabile, governo della sinistra».
A Bruno Vespa che domani sera prenderà il posto di Mimun (i due giornalisti interroganti non cambiano), Berlusconi ha già anticipato (per Sorrisi e canzoni tv) il resto di quanto rinfaccia a Prodi e promette agli italiani se vorranno confermarlo alla guida del paese: «Mai e poi mai noi ricorreremo alle tasse per finanziare la spesa pubblica. Cosa che invece la sinistra ha sempre fatto, con eurotassa, Irap, prelievo notturno dai conti corrente, tassa sul medico di famiglia. E lo farà ancora, con le tasse su risparmi, case, donazioni, successioni». E se il programma del centrosinistra è generico, non fornisce i tetti e le quote esatte degli interventi che propone, lui invece illustra nei minimi particolari la proposta del quoziente familiare: «Questo meccanismo prevede che la somma dei diversi redditi di una famiglia sia divisa per il numero dei componenti il nucleo familiare, attribuendo ai coniugi un coefficiente 1 e a ciascun figlio un coefficiente 0,5. In assenza di figli la somma dei redditi si divide per due, con un figlio per 2,5, con due figli per 3. Ad esempio, una famiglia di quattro persone, in cui padre e madre lavorano e hanno ciascuno un reddito lordo di 25mila euro, oggi paga di tasse circa 9.800 euro l'anno. Con il quoziente familiare ne pagherebbe circa 8.400, con una riduzione di 1.400 euro. Quello stesso nucleo familiare nel 2000 dava allo Stato quasi 12.000 euro. Grazie a noi quella famiglia avrà ottenuto in pochi anni una riduzione fiscale del 30%».