L’Unione alza le barricate in piazza e in Parlamento

da Roma

Ora e sempre ostruzionismo. Senza sconti, precisa Romano Prodi. Barricate in Parlamento, discorsi interminabili alternati a carenze croniche di numero legale. Barricate in piazza, dove si farà «tutto ciò che è democraticamente possibile», precisa Fausto Bertinotti. Appelli alla Cdl perché «ritiri la proposta» (Fassino, ds). Appelli al presidente della Camera, Casini, perché «non avalli la partita truccata» (Pagliarulo, pdci) e «ci faccia sapere il suo pensiero» (Franceschini, dl). Appello all’Udc, perché «si opponga a questi trucchi» (Fassino, Violante). Appello e contatti avviati con il Quirinale (Fassino, Marini, Prodi), perché Ciampi torni quello del ’93, fermo nella difesa del referendum maggioritario. Qualche titubanza a tirarlo per la giacchetta, perché, ricorda Marini, «Ciampi sa come usare la moral suasion, ma non ha gli strumenti per bloccare la legge».
L’Unione decide la tattica parlamentare di buon mattino alla Camera e, quando Rutelli evoca un ostruzionismo «selettivo», viene sommerso dal peso delle argomentazioni. «Non mollare di un millimetro», è la linea Prodi. «A misure straordinarie si risponde con un’azione straordinaria», fa eco l’ecologista Cento. Prodi usa parole forti: «Non entro nella foresta di questa riforma elettorale con tutti i suoi errori e incongruenze, che non merita di essere discussa ma semplicemente respinta. Equivale a un furto di voti ai cittadini e un furto alla coalizione vittoriosa. È una distorsione totale della democrazia in cui la minoranza potrebbe trasformarsi in maggioranza e chi ha perduto in vincitore. Mai visto una cosa simile se non in tempi bui della nostra storia. Nella storia della nazione, anzi nella storia delle nazioni e dei Parlamenti, ci sono momenti in cui è in gioco la democrazia. Per l’Italia è uno di quei momenti. Grida vendetta che l’attacco sia portato da chi nel proprio nome ha la parola libertà. I signori della destra hanno perso il diritto di chiamarsi Cdl. Si sta cercando il colpo di mano».
Sulla questione si accenderà più di una disputa a colpi di dichiarazioni. «Colpo di Stato», è l’accusa di Occhetto. «Colpo di maglio», preferisce Bordon (dl). «Colpo d’ascia», taglia corto Boco (verdi). «Un atto di disperazione, produrrà divisioni nel Paese», si preoccupa il sindaco Veltroni. Più divisi di così? «Più grave della devoluzione», l’allarme massimo del governatore Bassolino. «Incostituzionale», bocciano Salvi e Bassanini (ds). «Una prepotenza», accusa il mite Boselli (sdi). «Un calcolo cinico», ragiona Monaco (dl). «Una truffa», semplifica Mastella. «Ladri di polli», si sdegna Angius. Sbiadisce al confronto il «disappunto» espresso per la Cgil dal segretario Epifani. «Ennesimo atto ad personam», insiste Boco. «Ad personas», corregge Intini. «Pensano di fregarci, ma non siamo scemi», sorride Marini.
Si rivede a Montecitorio il professor Segni: «Riforma canaglia, torna la partitocrazia». Pane per Di Pietro: «La legge alimenta la corruzione». Non si sa con chi prendersela di più. «È il capolavoro dell’Udc», ironizza Manzione (dl). «L’Udc è responsabile di un ignobile scambio», denuncia Violante. «L’Udc ha un ruolo nefasto nella politica italiana», generalizza Angius. «Una grande manifestazione contro il golpe», reclama Pecoraro Scanio. «Varie manifestazioni in piazza», moltiplica Diliberto invitando Ciampi, nel frattempo, alla «vigilanza democratica». «Battaglia inevitabile», si accoda Rutelli. «Siam pronti a tutto», dice Cento, un pluralia nominis.