L’Unione approva il «manifesto» ma litiga su aborto e coppie gay

Laura Cesaretti

da Roma

L’Unione ha il suo «manifesto dei valori», varato ieri dal vertice dei segretari. Otto capitoletti di cui per ora sono stati resi pubblici solo i titoli («Costituzione; Europa; pace-giustizia-libertà; sicurezza-lotta al terrorismo; reagire al declino: una nuova economia, una nuova qualità ambientale, una nuova società; Mezzogiorno; bioetica e temi eticamente sensibili; nuove libertà e nuove responsabilità»), e che oggi verranno ufficialmente presentati. «Così stiamo due giorni sui giornali», era la risposta che si riceveva dallo staff prodiano se si chiedeva il perchè di tanto mistero.
Si tratta semplicemente di un elenco di brevi enunciazioni, sufficientemente vaghe, sui punti fermi che uniscono il centrosinistra, eppure ha richiesto un certo travaglio. Il parto avrebbe dovuto aver luogo la settimana scorsa, al seminario programmatico convocato in Umbria da Romano Prodi, ma lì ci si era arenati su alcune controversie: in particolare quella sul richiamo alla laicità dello Stato (che ieri è stato introdotto nel manifesto, come aveva sollecitato lo Sdi) e sulle questioni della bioetica e dei diritti civili. I socialisti chiedevano di enunciare esplicitamente che l’Unione difenderà le leggi che regolamentano aborto e divorzio da modifiche peggiorative e di inserire un richiamo ai Pacs, i patti civili di convivenza per garantire alle coppie di fatto (conviventi etero o omosessuali) i diritti che ora sono loro negati. Richiamo che ci sarà. Ieri è stato lo stesso Prodi, raccogliendo le obiezioni di Rutelli e dell’Udeur, a spiegare durante il vertice che era meglio non inserire nella «carta dei principi» il riferimento alla legge sull’aborto (contenuto nella bozza originaria) «I cittadini che parteciperanno alle primarie verranno chiamati a sottoscriverla, e non possiamo imporre la difesa dell’aborto a chi è cattolico osservante», ha fatto notare. Sulla questione si è acceso un lungo dibattito, e alla fine si è deciso di soprassedere. «Ma tu, Romano, devi fare una dichiarazione pubblica per spiegare che difenderemo quelle leggi», lo ha invitato Villetti. E il Professore ha accolto la richiesta: nel manifesto, ha spiegato, «non sarà fatta menzione di emendamenti o cambiamenti della legge sull’aborto che abbiamo unanimemente confermato essere patrimonio dell’Unione». Rutelli ha ottenuto invece che nel capitolo sulla pace fosse inserito un richiamo alla «integralità» dell’articolo 11 della Costituzione: non solo il «ripudio della guerra», dunque, ma anche il riconoscimento delle «limitazioni di sovranità» a favore degli organismi internazionali. Un sì alle guerre col timbro dell’Onu, insomma.
È stato infine tolto dal testo ogni riferimento al ruolo del candidato premier nella stesura del programma, argomento sul quale si è animata ieri la polemica interna al centrosinistra. A far discutere un’intervista di Prodi a Repubblica il cui titolo aveva irritato non poco la sinistra dell’Unione: «Chi vince le primarie decide il programma». Titolo che in verità forzava un po’ le parole del Professore, assai più blande. Fausto Bertinotti aveva subito reagito prendendosela con il quotidiano: «Il fatto che Repubblica sia tra coloro che amerebbero che con le primarie si risolvesse anche il problema del programma, è vero. Che il regolamento che ci siamo dati lo escluda è però altrettanto vero». E il leader di Rifondazione ha chiesto che il «manifesto» approvato ieri al vertice, che è «solo la premessa del futuro programma», rimandasse la questione esplicitamente al regolamento delle primarie varato all’inizio di luglio. Regolamento che parla chiaro: il vincitore delle primarie, infatti, «promuove» l’elaborazione del programma di governo, ma deve «aver cura di consultare e coinvolgere tutte le componenti dell’Unione». Da solo, insomma, non può decidere nulla.