L’Unione arruola i senatori a vita per occupare anche le commissioni

L’idea: sfruttare il fattore anzianità per tagliar fuori la Cdl. Fini a Napolitano: nelle nuove nomine tenga conto degli equilibri attuali

Gianni Pennacchi

da Roma

«Quando avete bisogno chiamatemi», non lo ha pubblicamente già promesso al centrosinistra la più fragile, quella che parrebbe un soffio per portarsela via, tra i senatori a vita? Sì, Rita Levi Montalcini, premio Nobel, classe 1909 ma sempre al suo posto nel momento del bisogno. C’è qualcuno più titolato di lei, per presiedere la VII commissione permanente senatoriale, che s’occupa di ricerca scientifica? E tra Giulio Andreotti e Gustavo Selva, o anche Lamberto Dini, chi potrebbe meglio pilotare la commissione Esteri? Se poi nella Economia e Bilancio Carlo Azeglio Ciampi non avrebbe concorrenti nell’intera bomboniera rossa, anche il pio Oscar, ex magistrato e patron di mani pulite, sarebbe ottimo presidente della commissione Giustizia.
Lo credete un incipit fantapolitico, temete che noi si stia vaneggiando? Ma dev’esserci un motivo concreto, cogente e urgente, se il centrodestra non si sottrae alla polemica sul voto di fiducia dato al governo dai 7 senatori a vita ed anzi la alimenta. Non può essere solo per edulcorare le reazioni viste in aula sabato, sembrava la Corrida, se anzi Alfredo Biondi rinfaccia che quanti «si sono indignati, nella precedente legislatura urlavano, schiamazzavano e alzavano cartelli, facendo la spola tra l’aula e i girotondini». Sembrerebbe un recriminare inutile, poiché i buoi son fuori ormai dalla stalla e in definitiva pur se i 7 fossero rimasti a bordo campo come ha fatto per correttezza e prassi il presidente dell’assemblea Franco Marini, il governo avrebbe ugualmente incassato la fiducia con un margine di 3 voti. Perché allora continuare a sparare sui 7 arzilli e progressivi vecchietti, perché piangersi addosso, perché ingaggiare estenuanti duelli verbali con gli avversari?
Il motivo, seppur non dichiarato, sta nell’appuntamento di martedì 6 giugno con la prima convocazione delle 13 commissioni permanenti del Senato per l’elezione dei rispettivi presidenti. Il vero lavoro parlamentare si fa nelle commissioni, qui si prepara la carne da consumare in aula. I 13 presidenti dunque, sono pedine cruciali. Ma nella Camera Alta i due schieramenti sono ad un soffio, par destinata al tramonto poi ogni ipotesi di accordo, dunque si va alla conta e allo scontro. Già, alla conta. Un autorevole esponente dell’Ulivo ha fatto i conti come si deve, e «spalmando» con oculatezza nelle varie commissioni i 7 laticlavi vitalizi oltre alla truppa degli eletti di centrosinistra, è giunto a questa conclusione: «La Cdl non prevarrà in nessuna commissione. Noi siamo maggioranza tranquilla in almeno 5, forse 8, mentre la parità è possibile in un numero di commissioni che va tra 5 e 8». Con un sorriso infine, ricorda il regolamento: «Tra due candidati a presidente di commissione che prendono gli stessi voti, risulta eletto il più anziano». La Cdl ha candidati nati prima del 1909, o del 1919 come Andreotti? Ma sì, anche i presidenti emeriti, anche i padri eterni «che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti» (Art. 59 Costituzione) soffrono e s’offrono.
Che il pericolo sia questo può lasciarlo intendere soltanto un senatore «semplice» come il forzista Emiddio Novi, che infatti mette in guardia dal «furbetto della parrocchietta» Prodi. Anche i leader han già annusato il piatto che la maggioranza va loro cucinando, ma un po’ perché la partita fra «trattativisti» e «no discount» è tutt’altro che chiusa, e po’ perché non sta bene processare il sommerso e il non detto (che ne vada della sacralità delle istituzioni?), continuano a piangere sul latte versato affinché suocera intenda.
Ecco allora Gianfranco Fini che torna a dichiarare: «Non discuto la legittimità del voto dato a Prodi dai senatori a vita, ma sarebbe stato opportuno non farlo. Non è mia abitudine fischiare, ma sono rimasto sconcertato come tutta la Cdl». Il leader di An s’appella a Giorgio Napolitano, augurandosi che «nella nomina di nuovi senatori a vita, il Presidente prenda atto» che gli attuali son tutti schierati da una parte. Ma anche Pier Ferdinando Casini, pur «critico sui fischi», dice di rispettare «la scelta di Ciampi con un po’ di amarezza». Sandro Bondi, coordinatore di Forza Italia, s’aspettava l’astensione, perché «il ruolo dei senatori a vita non può essere di parte». Un ruolo «vergognoso», tuona Maurizio Gasparri. «Affatto esaltante», aggiunge Maurizio Ronconi. En attendant il 6 giugno.