L’Unione blocca la chiusura dei centri sociali che hanno devastato Milano

Il centrodestra propone un ordine del giorno in Comune, ma il centrosinistra non firma: «È una caccia alle streghe». Il leader del Leoncavallo: «Liberate gli arrestati, sono prigionieri politici»

Sabrina Cottone

da Milano

Chiudere i centri sociali in cui si riuniscono i violenti arrestati per la guerriglia urbana di sabato scorso. La richiesta è arrivata in Consiglio comunale a Milano, firmata da un gruppo di consiglieri di Forza Italia e dai capigruppo di tutti i partiti della maggioranza. Ma l’ordine del giorno non è stato firmato dai partiti dell’Unione e i Ds hanno anche fatto ostruzionismo al momento di metterlo ai voti. Così alla fine sono rimaste solo parole di generica condanna della violenza, accompagnate da qualche accusa alle forze dell’ordine per non aver saputo prevenire gli scontri di corso Buenos Aires.
È Nando Dalla Chiesa, coordinatore cittadino della Margherita, a spiegare le ragioni del no all’ordine del giorno sulla chiusura dei centri sociali: «Sono contrario a questa specie di maccartismo, al clima di caccia alle streghe. Gli sgomberi sono il modo migliore per moltiplicare la violenza, come sosteneva nel 1977 persino un ministro dell’Interno poco tenero come Cossiga. Bisogna tenere aperti i centri, controllarli e non regalare nessuno alla lotta armata e anarco-insurrezionalista». Piena di se e di ma anche la posizione dei Ds, illustrata dal capogruppo, Emanuele Fiano: «Preferisco aspettare i risultati delle indagini, perché non tocca alla politica chiedere la chiusura dei centri sociali. Se ce lo chiedesse la polizia per motivi di ordine pubblico, allora sarebbe un’altra cosa».
Insomma, una difesa di fatto dei centri sociali illegali, che a Milano sono tredici, anche di quelli che le indagini dimostreranno essere luoghi di aggregazione dei quarantuno arrestati per gli scontri. Nello schieramento di centrosinistra c’è anzi chi chiede l’immediata liberazione degli autori delle violenze.
«No ai prigionieri politici» dice il consigliere comunale Daniele Farina, storico leader del centro sociale Leoncavallo e candidato alle politiche nelle file di Rifondazione comunista. «Giovedì sarò in piazza anche per chiedere, come ho già fatto, la liberazione degli arrestati. I prigionieri politici non servono a nessuno, sarà la magistratura ad accertare eventuali responsabilità» spiega Farina, annunciando la sua adesione alla manifestazione indetta dai commercianti per dopodomani.
Le motivazioni di Farina, però, sono certamente diverse da quelle dei negozianti che hanno viste le vetrine spaccate e la via devastata: «La violenza è inaccettabile, ma gli arresti creano un clima di tensione e contrapposizione». Cita Rutelli: «Reintroduciamo l’intelligenza dove prevale la strumentalizzazione». E poi papa Wojtyla per sostenere il progetto dell’amnistia per gli autori di violenze politiche: «Prima di Caruso, l’ha proposta Giovanni Paolo II. E io considero quella del Papa un’utile indicazione da seguire». Ovviamente Farina è contrarissimo alla chiusura dei centri sociali: «Se si vuole andare verso un clima di scontro...».
L’ordine del giorno per chiudere i centri violenti tornerà ai voti dopodomani, nel giorno della manifestazione di protesta organizzata dai commercianti e alla quale prenderanno parte i leader politici nazionali di entrambi gli schieramenti. «Laddove i centri vengano identificati in modo chiaro e inequivocabile, è necessario intervenire» dice il capogruppo di Forza Italia, Manfredi Palmeri. «Basta con le condanne generiche della violenza. In aula è intervenuto anche l’assessore alla Sicurezza, Guido Manca, ricordando di aver chiesto più volte al prefetto di chiudere i centri illegali.
«Per una volta passiamo all’azione» l’appello lanciato dall’azzurro Livio Caputo, tra i promotori del documento, che chiede «alle autorità competenti di provvedere a individuare tutti i responsabili dell’accaduto eliminando e chiudendo i centri abusivi di loro aggregazione». Ma il centrosinistra non ha raccolto, tanto che i Ds si preparano ad astenersi.