L’Unione celebra Marta e s’accorge che c’è anche Repetto

E venne il giorno di Alessandro Repetto. Oscurato dalla forza mediatica di (Super) Marta Vincenzi, ignorato persino dal leader del partito, Francesco Rutelli, in una delle sue ultime trasferte genovesi, il candidato-fantasma (finora) dell'Unione alla presidenza della Provincia ha vissuto ieri il suo tardivo momento di gloria. Prima uscita pubblica per lui a campagna elettorale abbondantemente inoltrata. E primi (tiepidi) applausi dalla platea accorsa al Teatro della Gioventù per salutare la coppia Repetto-Vincenzi. Ma le battute migliori l'attuale inquilino di palazzo Spinola le ha riservate ai cronisti, mentre si sottoponeva ai flash di rito. «Io e la Vincenzi siamo per il tandem, non per la bici elettrica», ammicca con chiaro riferimento a Enrico Musso, un'autorità in materia. «Io spero che sia tu a pedalare», replica lei tra il serio e il faceto. Tra una «pedalata» e l'altra, davanti ai vari Monteleone, Margini, Tullo, Pittaluga, alla fine Repetto impugna il microfono nel suo istituzionale completo blu e camicia azzurra. Ma per scaldare il pubblico devono passare dieci minuti abbondanti tra ringraziamenti di rito e bilanci personali. «Per la prima volta a Genova avremo un istituto Nautico sul mare. E ciò grazie a un investimento di dieci milioni di euro». Scatta l'applauso «spontaneo», chiesto e voluto da Super Marta.
«Dobbiamo ridare ai nostri giovani la speranza», insiste Repetto che per l'occasione coniuga uno slogan inedito: «La nostra sarà una Provincia oltre i confini». E ancora: «In Europa ci siamo anche noi». Infine: «Lasciamo a casa le poltrone e le poltroncine. È giunto il momento di guardarci negli occhi». Marta Vincenzi raccoglie l'invito e dà fiato al suo lungo monologo. Primo applauso dopo trenta secondi. Basta poco per accendere il teatro: «Non posso dire cari compagni perché è troppo poco, cari amici non basta, allora dirò: cari unionisti». E sia. «Se vogliamo diventare una città veramente europea, nella nostra agenda politica dobbiamo fare emergere nuove soggettività e avere idee più ambiziose». Quali? Intanto «Buttare giù la Diga di Begato, un autentico eco- mostro e trasferire le 200 famiglie che ancora ci abitano nell'ex area Mira Lanza». In sala fa capolino anche il presidente della Regione Claudio Burlando. Manca solo Pericu. Singolare la presentazione in una location, il Teatro dell gioventù, che a suo tempo era stato bollato col marchio d’infamia in quanto «di schietta impronta fascista», e contestato poi, al momento della ristrutturazione e riapertura la pubblico da parte della giunta regionale di Biasotti e Plinio, dopo anni di trascuratezza. «Non sono neanche degni di entrarci, altro che farci una convention» tuona Andrea Pescino, storico esponente dell’estrema destra. E sono molti a condividere. Nel frattempo, naufraga l’accordo a sinistra per i Municipi: il mediatore Giuliano Pennisi, segretario dello Sdi, conferma la necessità di un nuovo vertice «in cui trovare scelte condivise». Ma l’intesa resta lontana.