L’Unione ci riprova: parte il valzer dei senatori

Roma - Se i tempi non fossero biblici nonostante i digiuni di Capezzone e le sollecitazioni di Marini, l’opposizione dovrebbe preoccuparsi sul serio. Perché vuoi la casualità o il disegno machiavellico, sarebbe provvidenziale per il centrosinistra e il governo un tal dono del cielo se non del popolo sovrano, ove al Senato Ugo Intini prendesse il posto di Franco Turigliatto, Nino Marotta (sodale di Follini) avesse lo scranno del forzista Cosimo Izzo, e Carmelo Conte (sì, il ministro socialista d’antan) venisse proclamato al posto di Gennaro Coronella di An. Come d’incanto, il centrosinistra si troverebbe liberato di un ribelle ingovernabile, vedendo la sua «maggioranza politica» moltiplicata. Conte infatti era nella lista NuovaDc/NuovoPsi, ed or che i socialisti son presi dall’ennesimo empito riunificatore, è dato in avvicinamento all’Unione. Marotta invece è già andato, ha lasciato l’Udc per aderire «con convinzione» all’Italia di Mezzo folliniana. Tant’è che in questo scenario la maggioranza che al Senato è ancora e sempre asfittica - senza i senatori a vita, son 158 contro 156, ma due son ribelli all’Afghanistan, alla Tav e alle pensioni - salirebbe a 160 (pressoché fedeli) contro 154. Un bel respiro, 6 voti di scarto. Da far riposare i padri «eterni».
La cosa c’è, asetticamente discendente dal ricorso radicale (e di altri) che porterebbe, se accolto, ad un ricambio di 6 senatori (4 andrebbero alla Rosa nel Pugno) nel centrosinistra e 2 nel centrodestra. È in ballo dai primi giorni della legislatura, ma s’è fatto di rilievo adesso, con la prima crisi del governo e l’esplosione dei casi Turigliatto-Rossi e Follini. Insomma, chiudere la «questione del 3%» - così la chiamano nella Giunta delle Elezioni di Palazzo Madama - potrebbe rivelarsi una mano santa. Va detto che le istanze radicali, sinora ignorate e derise dagli alleati, ora son divenute degne di attenzione e fede... guarda tu, se il bisogno non spiana le montagne. Tant’è che il presidente del Senato, appunto Franco Marini, ha tanto premuto da far convocare la Giunta per martedì. Il giovane presidente della Commissione Attività produttive della Camera ed ex segretario dei radicali italiani, appunto Daniele Capezzone, al trentesimo giorno di sciopero della fame ha finalmente ricevuto una lettera di Domenico Nania, senatore An e presidente appunto della Giunta competente, ricevendo garanzia che «a breve» sarà esaminato il ricorso sul seggio contestato in Piemonte. Appunto, martedì prossimo. E Capezzone chiede che almeno su questo seggio, «martedì si decida».
In Piemonte c’è appunto il contenzioso Intini-Turigliatto, ma decidere a tambur battente è impossibile, perché la Giunta deve comunque istruire un vero e proprio processo: il relatore per quella regione, Roberto Manzione (Margherita), è favorevole al ricorso della RnP, ma le parti devono costituirsi, anche Turigliatto vorrà difendersi, e poi la decisione della Giunta non è definitiva, perché per cacciare dal Senato il trotzkista Turigliatto occorre comunque un voto dell’aula. Mesi dunque, per giungere al traguardo. E Turigliatto avrà tempo e modo di dire il suo bel no al decreto sull’Afghanistan, ad ogni eventuale voto sulla Tav, sulla «controriforma delle pensioni».
Se non fosse che Manzione ha sollevato un caso di principio, meglio ancora di interpretazione della legge elettorale. Che non vale solo per il Piemonte, dove la RnP non ha avuto rappresentanti e aspira all’ultimo senatore assegnato a Rifondazione, guarda tu proprio Turigliatto. Perché si parla del Piemonte? Perché con la Valle d’Aosta, è l’unica regione dove i senatori eletti sono stati convalidati: tutti, meno appunto Turigliatto. Ma non per una questione di calcoli o presunti errori di conteggio, bensì per l’interpretazione della legge. E se passa un principio per il Piemonte, vuoi che per le altre regioni sia diverso?
In Campania infatti, ballano speculari al Piemonte due casi nella Cdl, il Coronella-Conte e l’Izzo-Marotta appunto, oltre ad un contenzioso RnP-Prc, ma il relatore Filippo Berselli (An) non si è ancora espresso. E così il rifondatore Stefano Zuccherini per la Puglia (un seggio preteso da RnP e un altro che andrebbe al Pdci, a scapito di Margherita e Ds), e il leghista Ettore Pirovano per il Lazio, dove due seggi ballano nell’Unione.
Voi dite: martedì si decide sul principio, e anche le altre regioni son risolte. Sì, se non fosse che per Lazio, Campania e Puglia è in corso il riconteggio delle schede come in altre 4 regioni: per effetto della «denuncia Deaglio», ricordate? E se non finisce il riconteggio, come fai a stabilire chi ha ragione tra Izzo e Marotta? Tra i due, potrebbe risultare eletto Pinco Pallino. Dunque avanti non si può, bisogna aspettare.