L’Unione circonda Ferrante di «tutor»

Bruno Ferrante lancia un appello ai partiti del centrosinistra: «Dobbiamo vincere il 28 maggio, diamoci da fare. Ci vuole più ottimismo. Io ho consumato diverse paia di scarpe, non mi sembra che questo sforzo sia stato accompagnato da adeguate iniziative da parte vostra». Chiamata alle armi a chi non fa campagna elettorale «ventre a terra» accolta con freddezza dallo Sdi, «l’impegno c’è, nonostante qualche ritardo organizzativo», e con una punta di irritazione dai Ds, «c’è chi si spende di più e chi di meno, come in ogni campagna elettorale». Dichiarazioni senza ottimismo di chi comincia a intuire che la lista Ferrante non porta consensi e che il voto laico, riformista e socialista non trova accattivante l’ex prefetto. Ragione in più per rimettere in piedi una nuova squadra attorno a Ferrante che appare sempre più freddo e incapace di trasmettere emozioni. Così appare un professionista della comunicazione che già si era occupato con successo di Gabriele Albertini e Giorgio Guazzaloca e anche quel Marco Marturano già spin doctor di Filippo Penati e Massimo Cacciari.