L’Unione in crisi vuol legare le mani a Berlusconi

Il testo andrà in discussione alla Camera dal 13 settembre. Relatore il ds Violante

Gianni Pennacchi

nostro inviato

a Telese Terme

Rieccoci col conflitto di interessi: tutti a dire che Silvio Berlusconi è politicamente senza futuro, di fatto in pensione, ma non devono esserne molto convinti almeno nel centrosinistra se riemerge prepotente la voglia di inasprire la legge in vigore. Con l'immancabile corollario che la riforma del conflitto di interessi non dev'essere mirata «contro Berlusconi». Tant'è che dopo il premier ci si mette ora anche il presidente del Senato, e l'intera Unione scende in campo agitando il vessillo di una nuova legge sul conflitto di interessi che se non è per Berlusconi non si capisce per chi altri sia.
Si potrebbe dire che Romano Prodi sull’argomento si è espresso l’altro ieri alla Festa dei Popolari-Udeur perché interrogato nel corso di un'intervista pubblica, e che dunque la stessa domanda è stata posta il giorno dopo anche a Franco Marini, per dovere d'ufficio. Ma i due potevano anche sottrarsi, o non dare enfasi al problema. Oltretutto, c’è una proposta di legge firmata da tutti i capigruppo del centrosinistra che inizia il cammino a Montecitorio il 13 settembre, che ha come relatore Luciano Violante. Così, anche la risposta di Marini appena giunto ieri a Telese per parlare ai giovani del Campanile, ha il suo peso perché individua nella riforma della legge Frattini «una necessità».
Una linea chiara, quella indicata dal presidente del Senato che premette di non voler «entrare in polemiche, anche perché non spetta alle cariche istituzionali dello Stato indicare al governo come affrontare i problemi». E il conflitto di interessi dev'essere ancora un gran problema, se Marini ammaestra: «Credo che debba essere messa da parte ogni volontà punitiva, perché le leggi dello Stato non si fanno per punire ma per risolvere i problemi. E tuttavia, il problema di avere un quadro più preciso, magari con un confronto molto serio, rispetto al rapporto fra comunicazione e politica e ai conflitti che possono sorgere, questa è una necessità. Bisogna gestirla bene».
Più o meno, sulla linea indicata da Prodi che oltretutto ha fretta, bruciandogli il rimprovero di non aver fatto lui la legge sul conflitto di interessi nei due anni del suo primo governo. La nuova legge «non è contro Berlusconi ma un fatto di democrazia», aveva detto il premier aggiungendo: «E la faremo il più presto possibile perché io non voglio essere rimproverato una seconda volta, come avvenne ai tempi della Bicamerale, per non averla approvata».
Così ora, dopo Prodi e Marini viene giù la valanga unionista. Pure Giuliano Amato partecipa al coro, se non altro perché la necessità di una tal riforma «è nel nostro programma e quindi è una cosa che deve essere fatta»; il ministro dell'Interno spiega che «la legge attuale è più idonea a colpire il dipendente di una società che chi la dirige e la controlla: quindi degli aggiustamenti sono necessari». Deciso Paolo Gentiloni, ministro delle Comunicazioni: «È una legge indispensabile. Sarà severa e giusta, non sbilanciata o persecutoria. I patti con gli elettori vanno rispettati e, nel programma dell'Unione, se c'era una cosa chiara, era la necessità di una nuova legge sul conflitto di interessi».
Castagnetti se la prende col fuoco di sbarramento che s'è levato dall'opposizione: «Quando mai questo paese potrà avere una legge sul conflitto di interessi simile a quella di tutte le democrazie moderne? Non la si è potuta fare ieri perché Berlusconi era al governo, non la si dovrebbe fare oggi perché è in minoranza: dopo le leggi ad personam, dovremmo ora avere le non leggi ad personam?».
Avanti tutti, compatti. Il capogruppo dei deputati dipietristi Massimo Donadi aspetta «al varco» An e Udc per vedere «se ancora una volta piegheranno la testa di fronte ai diktat del partito-azienda berlusconiano», quello del Pdci Pino Sgobbio sollecita l'Unione a non «avere tentennamenti» nel predisporre «un dispositivo di legge rigoroso ed efficace», Giulietti plaude all’annuncio della «prossima approvazione di una normativa»che non dev'esser fatta «per punire un singolo cittadino, Berlusconi compreso» ma «non potrà che riguardare anche il cittadino Berlusconi». Non ci si interroga per ora, sul che fare quando questa legge che accende i fuochi di guerra tra i due schieramenti, giungerà al Senato. Dalla Rosa nel pugno, Capezzone suggerisce di «procedere con un’altra serie di liberalizzazioni», prima di rimettere mano al conflitto di interessi dando la sensazione di «voler mettere il dito nell'occhio di qualcuno». Ma i radicali si sa, sono profeti inascoltati.