L’Unione dà un seggio a Casson ma litiga su chi deve candidarlo

Il pm dell’inchiesta su Gladio, già sconfitto a Venezia da Cacciari, vuol stare tra i «prodiani». Ma il leader dice no. I Ds costretti ad «adottarlo»

Anna Maria Greco

da Roma

L’Unione «ingrata» verso un fedele sostenitore come Felice Casson? Non sia mai. E per non correre il rischio che si dica questo, la Quercia si prepara a candidare il pm di Gladio e del Petrolchimico di Porto Marghera. Non alla Camera, come si era detto, ma al Senato. È facile immaginare i problemi di organigramma che questo comporta, le resistenze interne ai Ds. Ma, dopo un rimpallo da partito a partito, da lista a lista, dopo trattative e malumori, sembra questa l’unica soluzione.
Il magistrato fuori ruolo siede oggi nel consiglio comunale di Venezia, dopo aver perso ad aprile la corsa tutta interna alla sinistra con Massimo Cacciari per diventare sindaco. Ma la poltrona certo gli sta stretta. E allora, perché non puntare al Parlamento?
Gli sarebbe molto piaciuto un posto in lista tra i prodiani, come «personalità» sostenuta da tutto lo schieramento.
Ma pare che il Professore abbia resistito decisamente alle pressioni dei Ds e ai tentativi di mediazione dello stesso Cacciari, suo ex antagonista ora inventore della pax veneziana.
I Ds hanno sondato le altre possibilità: la Margherita è fuori gioco, dopo gli attriti di primavera per la contesa a sindaco. ma gli altri? «Rifondazione comunista e Verdi si sono dimenticati troppo presto - si è lamentato un dirigente veneziano della Quercia - di quanto ha fatto Casson per la nostra causa».
In realtà, sembra che un’offerta di Rc al consigliere comunale sia venuta: quella di presentarsi da indipendente nella lista, come Pietro Folena, arruolato qualche mese fa dopo la rottura con Massimo D’Alema e i Ds, o l’altro «esterno», Antonello Falomi. «Ma Casson non è mai entrato in quest’ottica - spiegano i rifondaroli veneti - lui preferisce una candidatura di “ricomposizione” nei Ds, per andare oltre la spaccatura creatasi sulla sua candidatura contrapposta a Cacciari». Così, la Quercia si è trovata con il cerino in mano. «Mettendomi nella loro lista - sostiene l’interessato con gli amici - i Ds si ricompattano attorno al mio nome e danno il segnale forte che le divisioni sono superate».
A luglio, quando Piero Fassino è andato a Venezia per gettare le basi delle liste elettorali, ha detto chiaro e tondo: «Casson è una risorsa per l’Unione». Per tutta l’Unione, intendeva. Ma, forse prevedendo come sarebbe finita, ha aggiunto con qualche reticenza: «Ce ne faremo carico noi». Poi, sono partite le manovre per scaricarlo sui prodiani e le trattative a tutto campo. Fallite, su tutta la linea.
Il «caso» Casson è ancora aperto ma, dopo le riunioni veneziane di ieri, sembra proprio che la possibilità più concreta sia quella della lista della Quercia. Lo scompiglio è facile immaginarlo, perché il politico-magistrato comunque leva il posto a qualche altro che ci contava.
«Ma il nostro è un partito d’onore - dice un dirigente veneto della Quercia, dopo un incontro che sembra risolutivo - e rispetta gli impegni».
Questo sbocco politico della carriera del pm d’assalto Casson è possibile anche grazie ad una legge mai approvata. Quella che avrebbe stabilito nuove regole per l’ineleggibilità delle toghe e cioè che un magistrato non può candidarsi se non è in aspettativa da almeno sei mesi e non nella stessa circoscrizione in cui ha operato fino a tre anni prima.
Ma il provvedimento, approvato in primavera alla Camera, si è arenato in Senato. Malgrado a parole più o meno tutti fossero decisi ad approvarlo. E Casson, che è stato collocato fuori ruolo dal Csm poco prima di entrare nella corsa di aprile a sindaco di Venezia, non trova alcun ostacolo sul suo cammino.
Se non ci saranno colpi di scena, il pm della corrente rossa di Magistratura democratica, si presenterà proprio agli elettori del Veneto e di Venezia dove per molti anni ha vestito la toga. Non sarà il primo né sarà l’ultimo, se le cose in Parlamento non cambieranno.