«L’Unione deve capire il Terzo valico»

(...) indispensabile per lo sviluppo del porto, della città di Genova e della Liguria, ma anche dell’intero Nord Ovest. È un’esigenza sentita da oltre cent’anni. Da presidente degli industriali genovesi l’ho sostenuta con assoluta convinzione. Non vogliamo mica rimetterla in discussione adesso?».
Lo dica ai Verdi e a Rifondazione comunista, prego.
«Un momento: non mi risulta che il partito di Alfonso Pecoraro Scanio, né quello di Fausto Bertinotti abbiano assunto posizioni pregiudiziali contro questa infrastruttura».
A me risulta invece che non siano proprio entusiasti.
«Chiariamo le cose. Io ho partecipato all’elaborazione del programma dell’Unione nella Fabbrica di Romano Prodi. In quella sede, è vero, si è discusso molto sulla Tav, sui lavori nella linea Torino-Lione, sul transito dei treni in Val di Susa. Ma sul Terzo valico, francamente, non si è mai arrivati a formulare eccezioni specifiche, o peggio opposizione pregiudiziale. Che sarebbe antistorica e antieconomica».
Ma lui, il Professore lo capisce o no che è un’opera fondamentale? Non sarà il caso che ci si metta anche lei a spiegarglielo?
«Per carità, se sarà il caso... Ma non credo che ci voglia molto per convincere Prodi che è un’opera strategica. Piuttosto il problema è un altro. E qui sono molto più pessimista».
Vede che c’è qualcosa che non va.
«Sì. Sono i soldi. Che non ci sono».
L’allora governatore Sandro Biasotti li aveva ottenuti. Anche battendo i pugni sul tavolo davanti al premier Silvio Berlusconi.
«Certo. E gliene do atto anche adesso, così come l’avevo lodato allora. Biasotti, con la sua intransigenza, aveva ottenuto un finanziamento di 319 milioni di euro. Ma dove sono finiti questi soldi?».
Me lo dica lei.
«Non lo so. Io so soltanto che, oggi, ci sono 165 milioni per le opere preliminari, spalmati su dieci anni, ma da condividere con la linea Milano-Verona».
Non vorrà sostenere che, con l’aria che tira, ci penserà la sinistra a sbloccare i finanziamenti.
«Guardi, non nascondo che la questione del Terzo valico è stata affrontata in passato, da destra come da sinistra, in modo non adeguato, senza arrivare a conclusioni. E soprattutto senza un piano finanziario».
Il governo Berlusconi, dopo aver ereditato il colpevole disinteresse dei governi precedenti, si è dato da fare.
«Nessuna difficoltà a riconoscerlo: non è che il governo di centrodestra non abbia fatto niente. Ha svolto gli adempimenti necessari, ci sono state le delibere del Cipe (il gruppo dei ministri economici), si è realizzata la sintonia con la Regione. Dal punto di vista degli incombenti amministrativi, ha funzionato tutto. Ma...».
Ma, cosa?
«...non c’è stata la risposta giusta dal punto di vista delle risorse finanziarie. L’opera costa 5 miliardi e 400 milioni di euro, è un sogno dire che ce li metteranno i privati. Il problema, dunque, non sono i comitati anti-Tav o anti-Terzo valico, i Verdi o Rifondazione comunista. Il problema vero, ribadisco, sono i soldi».
Sia sincero: se vince Prodi, il Terzo valico ce lo scordiamo per sempre.
«No. Io invece sono convinto che verrà fatto. Anche perché non si potrà non fare. Serve a tutti, al porto, alla città, al Nord Ovest del Paese, alla destra e alla sinistra. È più degno di tante altre opere, tipo il ponte sullo Stretto di Messina, tanto per fare un esempio».
Insomma, lei ci crede.
«Eccome. Si farà. A costo di... Be’, questo glielo spiego un’altra volta».