"L’Unione dichiara guerra agli Usa"

Berlusconi: "Politica estera serva delle ambizioni francesi, che strizza l’occhio agli hezbollah e critica Israele. L’America ci ha inseriti tra i Paesi non affidabili"

Roma - Probabilmente era già informato di quanto Massimo D’Alema aveva appena ripetuto in conferenza stampa a Doha, aggiungendo agli ormai consueti strali sull’amministrazione americana quel «non ci convince» della nuova strategia di Bush per l’Irak. Di certo, pesavano le recenti novità sulla base Usa di Vicenza e una linea di politica estera che il ministro degli Esteri, d’accordo con Romano Prodi, ha ormai consolidato. L’estro però, glielo ha fornito l’attesa del collegamento telefonico con la platea di Neveazzurra. Nella sala di Roccaraso che attendeva la voce del leader dalla Sardegna, l’organizzazione forzista stava mandando in onda il discorso che l’ex premier tenne il 1° marzo 2006 al Congresso americano. Così, l’accusa di Silvio Berlusconi è partita di getto, ferma e venata di rimpianto. «Questa Italia di Prodi si è messa con l’asse di Parigi e Madrid ed è diventata serva delle ambizioni francesi», ha tuonato il Cavaliere rimproverando che «l’America ci ha messo ormai nella lista dei Paesi non affidabili».

Il giudizio del leader dell’opposizione sulla politica estera che D’Alema ha imposto al governo di centrosinistra è duro e spietato, senza appello, ma certamente soppesato e meditato. Critiche non erano mancate in passato, ma mai così globali e definitive sull’«antiamericanismo» degli attuali inquilini della Farnesina e di Palazzo Chigi. Otto mesi di esperienza però, devono esser sembrati sufficienti per trarre un bilancio, che a giudizio di Berlusconi è pessimo, anzi catastrofico. «Nei nostri cinque anni di governo abbiamo dato vita a una politica estera leale nei confronti dell’alleanza atlantica», rivendica vantando di aver raccolto «un grande prestigio e una grande credibilità». Al contrario, l’Italia d’oggi, «servendo l’asse fra Parigi e Madrid, insegue l’ambizione francese di una strategia euro-araba, che mira a escludere l’influenza americana e che ha come interlocutori, purtroppo, l’Iran di Ahmadinejad».
La conseguenza, prosegue Berlusconi, è che «l’America ci ha messo ormai da tempo nella lista dei Paesi non affidabili, una decisione che avrà ripercussioni sul commercio estero dell’Italia». E la realtà della nostra politica estera è data «dai signori del governo che strizzano l’occhio agli hezbollah e non lesinano critiche a Israele, dimenticando che è l’unico presidio di democrazia in Medio Oriente. Insomma, prevale l’atteggiamento della sinistra antiamericana e antioccidentale». Trattasi di «una logica irresponsabile», ha concluso, che «ci fa molto male».

Una tal posizione non può che essere condivisa dalla Cdl. Nel pomeriggio di ieri infatti, si è aperto il coro di sostegno al leader. Al premier, che sostenendo D’Alema rimproverava gli «insulti», ha risposto il portavoce di Berlusconi, Paolo Bonaiuti: «Vecchio giochetto, quello di Prodi: definisce insulti quelle che sono critiche politiche. Non vorrà mica abolire anche la libertà di critica dell'opposizione?». E poi il vicecoordinatore forzista: «La politica estera italiana sta assumendo sempre più un indirizzo antiamericano e antisraeliano»; Fabrizio Cicchitto spiega che «il tentativo di smantellare la base Usa a Vicenza è emblematico di una linea politica che presenta aspetti gravissimi e che mette in questione anche la linearità del nostro ruolo nella lotta al terrorismo».
Dall’Udc, Maurizio Ronconi dichiara che D'Alema «avrebbe fatto molto meglio a non precipitarsi in una sperticata critica verso gli Stati Uniti anche in considerazione che la scelta di rafforzare la presenza in Irak è conseguenza di un accordo diretto con il legittimo governo iracheno». E denunciando una «deriva zapaterista», aggiunge: «Appare singolare e sospetto questo furore di D'Alema che anticipa perfino la posizione dell’Ue quasi a voler ribadire un ruolo autonomo, antiamericano e non più equidistante tra israeliani ed arabi».
Gianfranco Rotondi, segretario della Dc, conclude: «Dice bene Berlusconi: questo governo segue una politica anti-Usa. Con Silvio a Palazzo Chigi l'Italia aveva un ruolo di primo piano in campo internazionale con l'asse Italia-America. Oggi purtroppo, non è più così. Per l'Unione torna l'Amerika con la K?».