L’Unione europea scopre la vera anomalia italiana

Rocco Palese*

Il conflitto di interessi torna a essere oggetto di scontro politico e lo spauracchio del Berlusconi proprietario di giornali e televisioni, incompatibile con alte cariche politiche, viene sventolato stavolta dal ministro Antonio Di Pietro che si presta a fare da generale d’armata dei «duri e puri» della sinistra.
Eppure in questo momento emerge in maniera sempre più evidente che il vero conflitto d’interessi che l’Italia deve affrontare non è quello del Berlusconi imprenditore-editore-politico (che con le sue aziende non ha mai chiesto o ricevuto soldi dallo Stato), ma quello tra il governo italiano e le cooperative rosse. Che oggi grazie a Bersani hanno già ottenuto la vendita di farmaci, grazie a D’Antoni stanno per ottenere nei loro parcheggi la presenza di distributori di benzina e si apprestano a firmare accordi miliardari con i colossi della telefonia e a entrare nel mercato della distribuzione del gas.
Le stesse Coop godono non solo dei «favori» del governo, ma anche di agevolazioni fiscali particolari e di un canale preferenziale nei rapporti con le pubbliche amministrazioni, negli appalti per la fornitura di servizi e opere pubbliche. Un continuo e costante «aiuto di Stato» nei confronti di soggetti che dovrebbero di fatto essere sul mercato esattamente come tutti gli altri, tanto che questo sistema, questo conflitto di interessi «endemico», questo caso tutto italiano che con la sinistra al governo sta assumendo le proporzioni di un vero e proprio scandalo, è sotto stretta osservazione da parte dell’Unione europea. E, d’altro canto, non poteva che essere l’Ue a puntare la lente d’ingrandimento su questa anomalia tutta italiana, perché chi dovrebbe e potrebbe gridare allo scandalo è di fatto organico a questo sistema di intrecci economici e politici: dai sindacati alla grande stampa, dalle banche a gran parte della magistratura.
E allora, è più grave e più urgente occuparsi di Forza Italia e delle aziende di Berlusconi, che certo non è un imprenditore di Stato, o del legame a doppio filo tra Coop rosse finanziate in vario modo dallo Stato e dagli enti locali e al tempo stesso finanziatrici dei Ds e di altri partiti di governo? È più urgente e più grave mettere i paletti all’attività imprenditoriale del leader dell’opposizione o fermare un governo che non fa affari, ma fa fare affari a privati che poi con i soldi dei cittadini finanziano i partiti della sinistra? E non è di fatto la sinistra, sempre tramite le Coop, che condiziona, quando non gestisce, le trattative economiche per la cessione dei grandi gruppi bancari custodi dei risparmi dei cittadini?
A dimostrare che il vero conflitto d’interessi è questo, potrebbe bastare il fatto che non viene definito e riconosciuto come tale. Avendo la sinistra occupato le massime cariche dello Stato, monopolizzato i poteri forti, zittito i sindacati, essendo entrata silenziosamente ma metodicamente nei grandi gruppi editoriali, non c’è nessuno che faccia da cassa di risonanza a questo scandalo e porti alla luce un sistema perverso di finanziamenti statali che di fatto vengono restituiti ai partiti che occupano lo Stato. Si crea così una «perversione istituzionale» con un connubio tra illegalità gestionale (appalti e finanziamenti pubblici alle Coop) e illegalità democratica, che si concretizza attraverso una sorta di voto di scambio in occasione di tutte le competizioni elettorali.
Ci piacerebbe che il ministro (e soprattutto ex Pm di Mani Pulite) Di Pietro si concentrasse, e si esprimesse, su questo conflitto di interessi piuttosto che prestarsi al gioco di un governo che vuole fargli sbandierare lo spauracchio del presunto conflitto di Berlusconi per distrarlo e distrarre gli italiani da questo ben più scandaloso conflitto.
A noi, come a tutti i cittadini italiani, invece, non resta che la protesta di piazza. Ma dovremo alzare molto la voce perché, come si è visto, affinché abbia un seguito e venga ritenuta giusta e credibile, deve essere sentita in Europa.
*Capogruppo di Forza Italia alla Regione Puglia