L’Unione fa il gioco delle tre carte per spender soldi che non ci sono

Tagliati i fondi per il Sud per sostenere 431 milioni di uscite. Il sottosegretario Letta: «È solo una copertura transitoria»

Fabrizio Ravoni

da Roma

Nella Finanziaria dei record spunta anche la «copertura transitoria». E il voto di fiducia s’avvicina. L’onere del neologismo se lo prende sulle spalle Enrico Letta, in luogo del ministro Padoa-Schioppa, dei vice ministri Visco e D’Antoni, dei sottosegretari (all’Economia) Grandi e Sartor. È il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, lasciato solo dai responsabili della finanza pubblica, a spiegare all’aula della Camera perché gli emendamenti del governo svuotano di oltre il 10% il Fondo per le aree sottoutilizzate.
A scoprire l’operazione è Angelino Alfano (Forza Italia). Carte alla mano (assemblate da Gaspare Giudice, collega di partito in commissione Bilancio), Alfano svela che otto emendamenti del governo vengono coperti con la riduzione del Fondo, per un totale di 431,8 milioni di euro. Risorse che, invece di andare al Mezzogiorno, finiscono per finanziare interventi che vanno dalla ferrovia Pontremolese, a Roma Capitale; dal terremoto del Molise ai nuovi ispettori del lavoro.
A quel punto, l’intera opposizione chiede che il governo venga in aula a spiegare per quale motivo ha deciso di tagliare i fondi per il Sud. Anche il relatore di maggioranza sulla finanziaria, il diessino Michele Ventura, concorda sulla necessità di chiarimenti da parte del governo. Nicola Sartor, il sottosegretario all’Economia che segue l’iter della manovra in Parlamento, e che ha firmato gli emendamenti in questione, si allontana di colpo dall’aula. In un corridoio laterale di Montecitorio intercetta Enrico Letta. I due confabulano un po’, poi le loro strade si separano: uno entra in aula, l’altro esce dal Palazzo. «Forse è andato a trovare una diversa copertura agli emendamenti», ridacchia un deputato della maggioranza.
Il clima in aula, e fuori, diventa teso. La maggioranza si rende conto che le argomentazioni sollevate dall’opposizione sono difficilmente contrastabili sul piano tecnico. Così, gira la palla al governo: cioè a chi ha presentato gli emendamenti con la copertura data dal taglio del Fondo per le aree sottoutilizzate. Letta si carica il compito di spiegare che si tratta di coperture «transitorie» in attesa di definire quelle reali; da presentare - eventualmente - al Senato.
In realtà, il meccanismo studiato dagli «strateghi» dell’Economia sarebbe un altro. Correggere le coperture degli emendamenti con la Nota di variazione al bilancio: documento che viene approvato dal consiglio dei ministri un attimo prima del voto finale della finanziaria e che recepisce le modifiche apportate alla manovra durante il passaggio parlamentare al fine di modificare i saldi di bilancio. La scelta annunciata da Letta di correggere al Senato le coperture operate con il taglio del Fondo per il Sud, però, innesca la rivolta anche nella maggioranza. «Così non funziona», dicono deputati dell’Unione nei corridoi.
«E non funziona no - osserva Gianfranco Fini in aula - Non si può continuare a discutere una finanziaria quando si è in presenza di una copertura fittizia. Bisogna rimandare la manovra in commissione. E non si tratta di una scelta ostruzionistica - sottolinea il leader di An, rispondendo alle accuse di Franceschini -. Quando vogliamo fare ostruzionismo, siamo capaci a farlo. Ma questa volta i problemi nascono dal modo pasticciato con cui il governo ha affrontato la finanziaria». Ed aggiunge che chi sta facendo ostruzionismo è lo stesso governo, con la sua quotidiana ondata di emendamenti. Che Antonio Leone, vice capogruppo di Forza Italia, stima «nell’ordine di 450». E altri sono attesi. Come quello sulla ricerca. In compenso, in mattinata passa l’emendamento della Lega che stabilisce come solo chi abbia un reddito superiore ai 20 mila euro dovrà pagare l’addizionale Ici come tassa di scopo per infrastrutture urbane.
Al termine di un vertice a Palazzo Chigi, Fabio Mussi ottiene 110 milioni per la Ricerca. Di questi - spiega il ministro dell’Università - 60 sono già presenti in emendamenti già presentati «altri 50 sono quelli nuovi». Nessuna modifica, però, è prevista per i tagli previsti dall’art. 53 della finanziaria. Quelli non sono stati toccati.
«A questo punto il voto di fiducia si avvicina», spiegano Grandi e Migliore, capogruppo di Prc. La Camera ha esaminato 8 articoli della manovra sugli oltre 200. E la deve licenziare entro domenica. È possibile che il governo ponga fiducia su un solo e unico maxiemendamento, già giovedì.