"L’Unione è finita: Walter l’ha rottamata"

Intervista al leader socialista Boselli: "Le iniziative unilaterali del leader
del Partito democratico seppelliscono la coalizione e paralizzano
l’esecutivo Prodi. Veltroni sta facendo grandi errori, noi
ne paghiamo il
prezzo. Ora il governo è fortemente a rischio, se non già in crisi"

da Roma

Chi ci guadagna di più fra Berlusconi e Veltroni?
(sorriso) «Ha dei dubbi?».
Io, sì, mi dica lei..
«Se uno insegue Berlusconi sul suo terreno, se si rivaleggia con lui sul piano leaderistico.... Non dubito che fra l’originale e la copia la gente scelga l’originale».
Enrico Boselli ne è davvero convinto: dialogando («unilateralmente») con Silvio Berlusconi sulla legge elettorale, Walter Veltroni sta ottenendo un unico effetto. Quello di far «esplodere» la sua coalizione: «Dopo gli incontri di ieri - attacca Boselli - l’Unione di fatto è stata rottamata, non esiste più. Il governo? È fortemente a rischio, se non già in crisi. Il sistema istituzionale? Dal bipolarismo coatto passiamo al bipartitismo coatto. Chiedo a Walter: sei certo che sia un buon risultato?». Parole dure, in bocca a un leader - il segretario dello Sdi - che fa della sua pacatezza un elemento di marketing politico.
Onorevole Boselli, fatico a ricordarla così arrabbiata...
«Non si tratta di umori, ma di analisi. Il Partito democratico sta facendo grandi errori di analisi e strategia. I primi a pagarne il prezzo saremo noi e il governo».
Veltroni dice il dialogo con l’avversario serve a sbloccare la crisi di sistema.
«Ecco, partirei da qui. C’è già un errore. Noi non siamo “in crisi”, come dice Veltroni, perchè ci sono 35 partiti in Parlamento...».
No?
«In primo luogo perchè i partiti rappresentati in Parlamento, sono molti meno! E poi perchè il vero motivo della fibrillazione è un altro».
Quale?
«Noi non abbiamo vinto le elezioni, come si affannano a ripetere i dirigenti del Pd, le abbiamo quasi perse. Abbiamo preso solo 28mila voti in più alla Camera, e ben 400mila in meno al Senato...».
Vuol dire che la legge elettorale, vi ha aiutato?
«Dico che partendo da questi presupposti ci siamo comportati nel modo opposto a quel che dovevamo».
Cosa intende?
«Dovevamo evitare arroganza e autosufficienza. Invece siamo stati arroganti e autosufficienti fin da quando abbiamo imposto al centrodestra due presidenti di Camera e Senato scelti da noi».
E poi?
«Subito dopo abbiamo fatto una bella abbuffata di poltrone governative, oltre cento, quasi un record».
Quelli del Pd potrebbero obiettare: ne avete occupate anche voi.
«I dati parlano chiaro: su 24 ministri del governo Prodi il Pd ne conta 18!».
Mettiamo che questo sia vero, cosa c’è non va, nel dialogo avviato da Veltroni?
«Pare una commedia degli equivoci: Veltroni dice che ha spiegato al Cavaliere che il governo Prodi non è a rischio. Berlusconi che si vota a marzo... le pare differenza di poco conto?».
Chi dei due dice la verità, secondo lei?
«Non lo so e non mi importa. L’unico risultato chiaro è che l’Unione viene seppellita, visto che il Pd prende tutte queste iniziative da solo».
Il governo deve restare slegato dal discorso sulle riforme, dicono quelli del Pd...
«Tentativo risibile. Il risultato invece è la paralisi».
Veltroni dice che il suo primo obiettivo è dare una legge elettorale al Paese...
«Veramente un anno fa il governo affidò il problema al ministro Chiti, che molto faticò a trovare un accordo».
Non era già saltato prima dell’arrivo di Veltroni?
«Sì. Perchè i primi ad affossarlo sono stati Ds e Margherita: ovvero i due partiti del Pd di cui oggi Chiti fa parte!».
Veltroni critica il bipolarismo italiano.
«Oh, certo. Ma non vorrei che per mettere fine a quello che lui chiama bipolarismo coatto si costruisse un... bipartitismo coatto. Non mi pare un bel passo avanti».
Dicono che assicurerà la governabilità, non ci crede?
«Sommando i voti del Pd e del partito di Berlusconi superano di poco il 50%. Non capisco perché il 49% di italiani che non la pensano come loro dovrebbero essere costretti a votarli per via elettorale».
Le pare una scorciatoia?
«Sì, visto che, curiosamente, a nessuno di questi due partiti è possibile iscriversi. Questa è democrazia?».
Per tener testa a Berlusconi - dicono nel Pd - un po’ di cesarismo ci vuole.
«Non credo a quelli che si autoproclamano leader. E se vogliono l’uomo forte, allora facciamolo scegliere direttamente ai cittadini».
Come?
«Riscrivendo le regole nell’unico vero modo: una Costituente di cento deputati».
Altrimenti?
«Altrimenti finirà che chi vuole imitare Berlusconi sarà costretto a prendere atto, ancora una volta, che sul suo terreno è imbattibile».