L’Unione gonfia il tesoretto con un gioco di prestigio

Roma - Ha una regia ed una strategia politica la gestione dei conti pubblici. Tutta finalizzata a far emergere un «tesoretto» maggiore in coincidenza con le scadenze politiche: Dpef e Bilancio d’assestamento su tutti. E la cartina al tornasole di questa strategia viene dal dato del fabbisogno di maggio: valore di «cassa», ma sempre più vicino al dato di «competenza».
Andiamo con ordine. La «regia» di questa gestione politica della finanza pubblica emerge con il dato di fabbisogno di aprile. È uguale a quello dell’anno precedente: quello dei primi 4 mesi dell’anno è di 33 miliardi. Il motivo del non positivo andamento viene dalla scelta del ministero dell’Economia di anticipare in aprile spese che tradizionalmente scattano a maggio. Si tratta di trasferimenti ad Anas, Fs e Rai e che ammontano a circa 8 miliardi di euro.
Ne consegue che nel mese appena passato queste spese scompaiono. Fenomeno che, unito al gettito garantito dai maggiori contributi degli autonomi (pagati a maggio), ed al buon andamento del gettito fiscale (cresciuto di oltre il 7%) porta il fabbisogno di maggio a migliorare di quasi 4 miliardi rispetto al livello dello scorso anno.
Il fabbisogno, però, è - per definizione - un saldo contabile. Gli 8 miliardi di minori spese, le maggiori entrate fiscale e quelle contributive avrebbero dovuto garantire un miglioramento del fabbisogno ben più ampio dei 4 miliardi registrati a maggio. Ad una condizione: che le spese fossero rimaste sui livelli del 2006. Invece, visto il dato diffuso dal ministero dell’Economia, si evince che le spese sono tornate a crescere, nonostante l’escamotage di anticiparne una parte sui conti di aprile.
Ma alla politica del governo interessano i saldi (alla Commissione europea, invece, il livello di spese ed entrate). E questi dimostrano che il fabbisogno migliora. Tanto basta a spargere ottimismo sull’ammontare del «tesoretto». In un incontro di una decina di giorni fa a Palazzo Chigi, Padoa-Schioppa ha rivelato in via informale ai vice presidenti del Consiglio, D’Alema e Rutelli, che il «tesoretto» potrebbe salire a 11,5-12 miliardi. Di questi, 7,5 destinati a correggere l’andamento tendenziale dei conti del 2008, e 4 miliardi (dai 2,5 miliardi iniziali) da utilizzare per le politiche sociali.
L’aumento del «tesoretto» era determinato dalla necessità di dare risposte alle continue richieste di maggiori spese provenienti dalla maggioranza. Un impegno che ora si fa concreto dopo che il vertice di maggioranza di venerdì a Palazzo Chigi si è chiuso proprio con un impegno a definire «tesoretto» e strategia sulla riforma delle pensioni.
Così iniziano a spuntare nuove ipotesi su come utilizzare questo «tesoretto». Come quella - non confermata da Damiano - di aumentare di 100 euro le pensioni sotto i 500 euro. Secondo i dati dell’Inps, ci sono quasi 7 milioni di pensionati in queste condizioni. Ne consegue che l’operazione proposta prenoterebbe 700 milioni del «tesoretto». Il resto dovrebbe andare, per un terzo, alle famiglie con redditi bassi (quelle sotto i 15 mila euro all’anno sono quasi 24 milioni); e quello che avanza ad infrastrutture e ricerca.
Si tratta, però, di cifre ipotetiche. Per due ragioni. Al momento, il valore del «tesoretto» è esclusivamente virtuale, in quanto non è stato ancora fotografato dal Bilancio d’assestamento: da qui gli interventi sulle spese fatti con il fabbisogno. Ma le cifre sono ancora più ipotetiche per la Commissione europea. Ogni euro di maggior gettito - ricorda in ogni occasione Almunia - deve andare a riduzione del deficit. Tant’è che Bruxelles prevede per quest’anno un deficit al 2,1% contro il 2,3% del governo. E la differenza è proprio il «tesoretto».