L’Unione inventa la brutta copia delle primarie Usa

Mauro della Porta Raffo

Adottate per la prima volta negli Usa a livello statuale ufficialmente nel 1903 nel Wisconsin governato dal riformatore Robert La Follette per la scelta dei candidati alle cariche politiche elettive, usate già nel 1912 a livello nazionale dal partito repubblicano in vista della designazione del proprio aspirante alla Casa Bianca, le primarie altro non sono che un meccanismo elettorale studiato per far sì che a scegliere i candidati alle cariche pubbliche non siano i partiti con i loro apparati ma direttamente il popolo.
Utilizzate praticamente per qualsiasi tipo di elezione, sono ovviamente note in Italia e nel mondo per la lunga sequela di votazioni che ogni quattro anni, a partire da gennaio per arrivare all’estate, percorre quasi tutti gli Stati Uniti mettendo l’uno contro l’altro, nell’ambito dei propri partiti, gli aspiranti alla poltrona presidenziale.
Il vincitore in campo repubblicano (ottenuta l’investitura definitiva nella Convention) affronterà così il vincitore in campo democratico ed entrambi saranno stati indicati direttamente dagli elettori.
Per quanto si parli genericamente appunto di primarie, molti e in qualche modo differenti sono i meccanismi adottati.
Semplificando, i due più diffusi sono la «primaria aperta» e quella «chiusa». Alla prima possono partecipare tutti gli elettori in regola, alla seconda solo quelli che ne hanno diritto.
È a questo punto indispensabile una precisazione: negli Usa per votare è necessario iscriversi nelle «liste elettorali». Chi non lo fa è escluso dal voto.
Al momento dell’iscrizione si può indicare se si è repubblicani, democratici, socialisti, comunisti... o indipendenti.
Alle «primarie aperte» sono ammessi tutti gli iscritti alle citate liste, a quelle «chiuse» solamente quelli che, al momento dell’iscrizione suddetta, si sono dichiarati simpatizzanti del partito che le indice.
Ora, se le future primarie italiane volute dall’Unione saranno «aperte» tutto bene. (Per inciso, ne dubitiamo visto che nel caso sarebbe possibile ai «nemici» di votare cercando di far pendere l’esito a favore del candidato ritenuto più facilmente battibile dal proprio).
Se invece si deciderà di optare per le «chiuse», chi mai saranno gli ammessi al voto? Non esistendo, infatti, una lista come quella americana si rischia di limitare l’accesso alla votazione solo agli iscritti dei partiti riducendo la cosiddetta «primaria» ad un voto congressuale partitico mascherato.