L’Unione litiga anche sull’occupazione Rai

La maggioranza studia 93 combinazioni. Primo repulisti al Personale

Fabrizio De Feo

da Roma

Sarà pure un «inaccettabile balletto» come dice Oliviero Diliberto, forse per il timore di essere escluso dalla partita. Fatto sta che il grande Sudoku delle nomine Rai inizia a scaldarsi e ad attirare l’attenzione dei palazzi del potere e delle segreterie di partito.
La prossima riunione del cda di Viale Mazzini è convocata per il 6 settembre. Ma la sola nomina ad andare in porto potrebbe essere quella del nuovo direttore delle Risorse Umane con la sostituzione di Gianfranco Comanducci (dato verso la presidenza della Sipra) con Franco Di Loreto o Maurizio Braccialarghe. Il resto, il vero e proprio «Raibaltone», potrebbe slittare a data da destinarsi, visto che un accordo politico è ancora lontano e i consiglieri vicini alla Cdl hanno i numeri per bloccare qualsiasi blitz. Il centrosinistra, in ogni caso, continua la sua opera di pressione per giubilare il consigliere di nomina del Tesoro, Angelo Maria Petroni. Ma tanto quest’ultimo quanto Tommaso Padoa-Schioppa sono in possesso di pareri legali che confermano che Petroni è in una botte di ferro dal punto di vista giuridico.
Sullo sfondo c’è poi la questione Cappon. Il direttore generale ha ribadito che è tornato in Rai per fare l’amministratore e non per accontentare i partiti. Un’impostazione che Cappon vuole portare avanti operando di concerto con i consiglieri. Il messaggio è: procediamo nome per nome e non per pacchetti, magari guardando anche al mercato come si fa in una azienda «normale». La risposta per ora è tiepida. Qualcuno ribatte che non si può far finta di non sapere che «la Rai ha nove editori, i partiti». Un altro consigliere, invece, avrebbe dato man forte a Cappon spiegando che «non bisogna ripetere i vecchi errori» perché «la Rai più lottizzata, quella di Zaccaria, ha finito per nuocere e molto al centrosinistra».
Ciononostante i contatti con i dirigenti «papabili» continuano. Nell’Unione si è ancora in una situazione di «tutti contro tutti». Romano Prodi pare fosse in parola con Piero Badaloni per il Tg1 ma ora sarebbe più orientato sul nome di Gianni Riotta. Un’ipotesi che potrebbe dare il via libera ad ingressi esterni anche su altre testate. Era stato contattato, sempre per la rete ammiraglia, Ferruccio De Bortoli ma pare che l’attuale direttore del Sole24Ore abbia risposto secco: «Non sono così pazzo da accettare». Per il Tg2 ha buone possibilità di restare in sella Mauro Mazza che potrebbe, però, traslocare a Rai Due, anche se una certa scuola di pensiero dentro la Cdl suggerisce che sarebbe meglio spendere l’opzione del centrodestra su un’altra rete, visto che, per dirne una, sul secondo canale è già stato piazzato il programma di Michele Santoro. Al Tg3 dovrebbe essere riconfermato Antonio Di Bella. Per Rai Uno il favorito è l’attuale direttore di Rai Tre Paolo Ruffini che nutre, però, forti perplessità su questo «trasferimento». Per Rai Tre in pole-position c’è sempre Giovanni Minoli che, in virtù della sua indiscutibile competenza è stato di volta in volta piazzato nelle caselle più disparate. Altri spostamenti possibili sono quelli di Fabrizio Del Noce verso Rai Fiction, dove Agostino Saccà ha, però, inanellato risultati importanti, quello di Clemente Mimun a Rai Sport, mentre Giulio Borrelli, ora a New York, viene dato in avvicinamento verso Rai News 24. Si parla anche di un possibile accorpamento del settore New Media con lo Sviluppo commerciale: una nuova creatura che potrebbe essere assegnata a Piero Gaffuri. Tutto, però, è ancora da definire. E c’è chi conta 93 diverse combinazioni e incastri possibili. «Il problema è che tutti, prima di decidere, vogliono conoscere la futura configurazione dell’azienda e l’identità assegnata alle varie reti» spiega una fonte Rai. E nessuno, in questo momento, ha un’idea, anche vaga, di come sarà la nuova architettura dell’azienda.