L’Unione: no alla chiusura dei centri violenti

Allarme per le manifestazioni organizzate in città da autonomi, anarchici e antagonisti per ricordare l’uccisione di Dax

Sabrina Cottone

È allarme tra gli esperti dell’antiterrorismo per il corteo in memoria di Dax, l’antagonista ucciso tre anni fa davanti al centro sociale Orso, e che sarà ricordato giovedì 16 marzo con una manifestazione ad altissimo rischio di scontri. A creare forti preoccupazioni è pure il corteo, anch’esso in memoria di Dax, fissato per sabato 18 con un itinerario che va dalle Colonne di San Lorenzo al carcere di San Vittore, dove sono rinchiusi i responsabili degli scontri. Sono in molti a temere un bis delle violenze di sabato scorso, a partire dal vicesindaco di An, Riccardo De Corato. «Non possiamo aspettare che Milano subisca un nuovo sabato selvaggio. La città ha vissuto momenti terribili di paura, rabbia e impotenza» è l’appello del vicesindaco.
I movimenti di anarchici, autonomi e antagonisti in occasione del 16 marzo preoccupano le forze dell’ordine milanesi, ma i timori diffusi a tutta Italia perché il tam tam già partito via Internet riguarda tutti i militanti antagonisti del Paese. Si fa sempre più forte la voce di chi, sui siti anarco-insurrezionalisti e non solo, difende i gesti di guerriglia urbana e invita a tenere alta la guardia per «negare qualsiasi agibilità ai fascisti». Per stasera è prevista una riunione allo Spaziokasa alla quale dovrebbero partecipare autonomi, anarchici ed esponenti della Rash, gli skinheads di sinistra. E giovedì prossimo un presidio sarà in via Brioschi, dove Dax è stato ucciso.
La tensione è alta anche in consiglio comunale, dove ieri si è svolta una discussione dai toni molti accesi, con interruzioni, grida e anche qualche «vergogna!» urlato dalla sinistra in direzione dell’assessore alla Sicurezza, Guido Manca, che nel suo intervento ha criticato pesantemente il ruolo dell’opposizione. «Non ci bastano le pantomime orchestrate in questi giorni da parte delle forze politiche, mentre i rappresentanti di chi opera queste violenze non devono sedere in Parlamento e nella maggioranza» l’accusa mossa da Manca.
In aula proprio Daniele Farina, leader del Leoncavallo candidato alle politiche nelle file di Rifondazione comunista. E il consigliere dopo la seduta annuncia: «Giovedì sarò in piazza anche per chiedere, come ho già fatto, la liberazione degli arrestati. I prigionieri politici non servono a nessuno. Sarà la magistratura ad accertare eventuali responsabilità». La tesi è che «la violenza è inaccettabile, ma gli arresti creano un clima di tensione e contrapposizione».
Ha poi creato divisioni un ordine del giorno presentato dalla maggioranza in cui si chiede «alle autorità competenti che provvedano a individuare tutti i responsabili dell’accaduto eliminando e chiudendo i centri abusivi di loro aggregazione». Il documento è stato firmato da un gruppo di consiglieri azzurri (oltre al capogruppo, Manfredi Palmeri, Livio Caputo e Stefano Pillitteri) e da tutti i capigruppo della maggioranza, incluso il leghista Matteo Salvini. Ma la richiesta di chiudere i centri di aggregazione dei violenti di sabato scorso non ha trovato accoglienza nelle file dell’Unione. E alla fine è stata un’obiezione dei Ds sul regolamento a impedire di mettere ai voti l’ordine del giorno.
Nando Dalla Chiesa, coordinatore cittadino della Margherita, spiega: «Sono contrario a questa specie di maccartismo. Gli sgomberi sono il modo migliore per moltiplicare la violenza. Bisogna tenere aperti i centri, controllarli e non regalare nessuno alla lotta armata e anarco-insurrezionalista». Critica anche la posizione dei Ds, come argomenta il capogruppo, Emanuele Fiano: «Preferisco aspettare i risultati delle indagini, perché non tocca alla politica chiedere la chiusura dei centri sociali. Se ce lo chiedesse la polizia per motivi di ordine pubblico, allora sarebbe un’altra cosa».
La questione tornerà d’attualità giovedì prossimo, quando il documento sarà rimesso ai voti. «Laddove i centri vengano identificati in modo chiaro e inequivocabile, è necessario intervenire» chiede il capogruppo di Forza Italia, Manfredi Palmeri. «Per una volta passiamo all’azione. Basta con le condanne generiche» l’appello lanciato dall’azzurro Livio Caputo, tra i promotori dell’ordine giorno, che ha illustrato in aula. Ma il clima è tutt’altro che bipartisan.