L’Unione non apre il pacchetto sicurezza

Bertinotti avverte: no a leggi speciali

Laura Cesaretti

da Roma

L’Unione di Romano Prodi temporeggia, in attesa di vedere nero su bianco le proposte del governo, prima di dire se ci sta e di rischiare di dividersi. La differenziazione interna passa come al solito tra «riformisti», che non vogliono dire no pregiudiziali al pacchetto anti-terrorismo annunciato dal ministro Pisanu, e «radicali» che mettono in guardia contro le «leggi speciali». E Prodi prende tempo e frena, ripetendo le parole del premier britannico: «Ho trovato le dichiarazioni di Blair e della Regina d'Inghilterra come affermazioni di grande saggezza, perché sostengono che il terrorismo non può vincere, non può cambiare la nostra società e il nostro modo di vivere, che significa libertà, democrazia, società aperta. Ciò non impedisce tuttavia che ci si debba difendere nel modo più efficace possibile contro il terrorismo. Lo pretendiamo non solo dal governo italiano, ma da tutti i governi europei». Quanto ad eventuali nuove norme in Italia, «non abbiamo ancora nessuna proposta da commentare: domani (oggi, ndr) il governo si è impegnato a portare di fronte a tutto il Paese delle proposte. Le esamineremo e ne discuteremo». Il problema del Professore, come di consueto, è che si trova a dirigere una coalizione che ha posizioni assai diverse sulla possibilità di collaborare col governo su questo fronte. Anche se da Fausto Bertinotti arrivano parole piuttosto moderate: «Siamo disponibili al massimo della cooperazione, contro la guerra e il terrorismo. Invece siamo indisponibili a delle misure di riduzione dello stato di diritto che si sono sempre rivelate inefficaci e che possono portare acqua al mulino di chi vuole la crescita dell'estremismo».
Aperture arrivano dalla ex Federazione dell’Ulivo, che però mette in guardia da derive demagogiche come quelle della Lega: «Tutto quello che si può fare per combattere il terrorismo vedrà anche l'Unione impegnata - dice il leader Sdi, Enrico Boselli -. L'importante è che si facciano delle scelte efficaci: indicare soltanto leggi speciali, eccezionali, senza che abbiano una reale efficacia nella lotta al terrorismo mi sembra un modo per contribuire a creare allarme e grande confusione». Luciano Violante si dice «pronto a collaborare», a patto che le nuove norme «siano necessarie e rispettino i diritti e le garanzie dei cittadini». Massimo D’Alema non dice subito no però si dimostra caustico: «Se vogliono legalizzare la tortura o replicare il modello Guantanamo non siamo disponibili». Intanto il gruppo Ds, con un’interrogazione a Pisanu, chiede perché il governo «oltre a preannunciare iniziative urgenti nella lotta al terrorismo» non abbia attuato le disposizioni già adottate dopo l’11 settembre 2001, sulle attività di indagine antiterrorismo e sul contrasto alle attività di finanziamento dei gruppi legati ad Al Qaida. Il capogruppo della Margherita Castagnetti assicura che «se non ci verranno proposte delle “calderolate” il nostro atteggiamento sarà costruttivo», ma il prodiano Parisi taglia corto: bisogna «applicare con fermezza le norme vigenti, rafforzare gli apparati di polizia, trasferire alla lotta contro il terrorismo le risorse destinate alla sciagurata avventura irachena. Tutto il resto è propaganda elettorale». Per i Verdi, il pacchetto Pisanu «ha un chiaro stampo liberticida». E per i cossuttiani «chi propone leggi speciali fa il gioco dei terroristi».