«L’Unione non sa comunicare»

Giuseppe Salvaggiulo

da Milano

Altro che politologia: per capire come andrà a finire il 9 aprile bisogna ricorrere alla «psicopolitica». Cogliere le emozioni degli italiani e gli effetti della comunicazione politica. È la tesi di Duello finale. Berlusconi-Prodi: chi vincerà e perché (Scheiwiller, pp. 120, 10 euro), libro del sociologo Alessandro Amadori. «È un’analisi psicologica della comunicazione politica. Molto diffusa in altri Paesi, io l’ho introdotta in Italia qualche anno fa».
E i politici la conoscono?
«Berlusconi ne è stato il massimo interprete. Ha colto il recupero della dimensione emozionale su quella razionale delle ideologie del ’900. Un fenomeno mondiale e destinato a durare».
Come vanno a finire le elezioni?
«Partiamo dai dati. Io ho fatto un’analisi statistica sui sondaggi. Già un mese fa avevo colto una rimonta del Polo».
Come nasce la rimonta? Dall’esposizione mediatica di Berlusconi?
«Da una serie di fattori. E questo non è il principale. Il Polo ha comunicato meglio: argomenti chiari, messaggi diretti, destinatari precisi. Berlusconi si è posto l’obiettivo di ricompattare il suo elettorato, non di togliere voti all’avversario. E lo sta facendo».
Lo scandalo Unipol incide?
«Poco: a differenza di Parmalat, non tocca le tasche dei risparmiatori».
La rimonta proseguirà?
«Penso di sì, ma penso anche che l’Unione conserverà un piccolo vantaggio strutturale alla Camera, mentre al Senato la partita è aperta».
«Vantaggio strutturale»?
«Qui entra in gioco l’analisi psicologica. Dal 2001 è cambiato lo stato emozionale del Paese: allora eravamo euforici, oggi depressi. E non è certo tutta colpa di Berlusconi. Ma tant’è: l’Italia è più incerta e invecchiata. E ha paura del futuro».
E questo come influenza il voto?
«Berlusconi incarna l’Italia vincente, milanese, ambiziosa, da sogno americano. Nel 2001 gli italiani chiedevano di sognare e lui vinse. Oggi vogliono essere rassicurati».
E Prodi?
«Prodi è un leader incompleto, pigro, paesano. È un vecchio zio, una grigia figura di transizione. È il suo limite ma anche il suo appeal. L’Italia si sta rinchiudendo nelle sue parrocchie. E allora che c’è di meglio di un parroco come Prodi?».
Le polemiche interne all’Unione possono indebolirlo?
«Il sistema politico non è stabilizzato. Cambierà ancora nei prossimi due anni. I partiti stentano. L’unica novità interessante è la Rosa nel pugno. Ma lo stato emozionale del Paese può far prevalere l’Unione nonostante Caruso e le altre assurdità. Nonostante se stessa».
Berlusconi dovrebbe insistere con i sogni o cambiare strada?
«Né sogni, né paura dei comunisti. Gli suggerirei un bagno di umiltà per riformulare il patto con gli italiani. Anche per gli eroi viene il momento di fare i conti con la realtà. Faccia come Blair: quando era in crisi, fece un bagno di folla. Per prendersi le critiche, non per farsi osannare».
Come valuta la comunicazione dell’Unione?
«L’Unione finora ha balbettato. Comunicazione scarsa e scoordinata».
Però ha presentato un programma, il Polo non ancora.
«Un’enciclopedia di 280 pagine. L’Unione soffre di intellettualismo, è il suo complesso. Per questo ha perso nel 2001. Non capisce che l’Italia è un Paese popolare. Paradossalmente, la destra nata storicamente per rappresentare l’alta borghesia è più vicina ai ceti popolari della sinistra, nata per difendere le masse operaie e finita a rappresentare le élite».
giuseppe.salvaggiulo@ilgiornale.it