L’Unione ora ha paura: «Sul voto al Senato il governo è a rischio»

da Roma

«Ce l’aspettavamo, era inevitabile», dicono in casa Ds a Palazzo Madama. Non è arrivata come un fulmine a ciel sereno, la mozione di «sfiducia» al viceministro Vincenzo Visco presentata ieri dalla Casa delle libertà.
Ora però c’è da gestire la partita, e «al Senato si rischia di ballare, e anche forte», dice il sottosegretario all’Economia Paolo Cento. Non solo perché in quell’aula «qualunque voto diventa un terno al lotto», ma anche perché sul caso di specie «si può escludere che parta qualche manovra centrista?», si chiede l’esponente dei Verdi. «Vediamo adesso cosa farà Marini, quando verrà calendarizzata la discussione della mozione e se e quando si voterà», dicono i ds. Perchè la pratica della «sfiducia» a Visco è ora sul tavolo del presidente del Senato, che dovrebbe metterla in discussione nella prima conferenza dei capigruppo della prossima settimana, dopo il voto amministrativo. Dal cui esito dipenderanno anche molti equilibri dentro l’Unione.
Marini ascolterà l’opposizione, che chiederà di accelerare il più possibile, e la maggioranza. La Quercia si prepara a frenare, ma bisogna vedere se il resto dell’Unione seguirà compatta, e comunque «bisognerà votare per forza, lo strumento della mozione lo rende obbligatorio», spiegano ai piani alti di Palazzo Madama. A meno che, naturalmente, «non sia l’opposizione a mollare, ma non sembra proprio nell’aria».
Si voterà dunque nel giro di qualche settimana, e si «ballerà» come dice Cento e come confermano da Rifondazione: perché «che faranno i quattro dipietristi? E l’Udeur, e pezzi della Margherita?». Basta qualche assenza in aula e l’incidente può materializzarsi, e a farne le spese non sarebbe solo Visco ma tutto il governo. Ma dalle parti dell’Ulivo si mostra ottimismo: «Sarà la solita votazione sofferta e al cardiopalma, ma alla fine messi alle strette ci staranno tutti, nessuno metterà la sua firma sulla caduta del governo. E la mozione finirà per ricompattarci». Il caso Visco finirà anche alla Camera: Fausto Bertinotti ha convocato per oggi, nonostante la pausa elettorale, una riunione straordinaria dei capigruppo per esaminare le richieste di informativa da parte del governo sulla vicenda della Finanza. Ancora non è chiaro chi verrà in aula a rispondere: «Non credo venga Visco stesso, altrimenti rischierebbe di trasformarsi in un processo parlamentare», nota il capo dei deputati Verdi Angelo Bonelli.
Ieri la nuova ondata di testimonianze di alti ufficiali della Finanza, pubblicate dal Giornale, sono state accolte in totale silenzio dall’Unione. I Ds sono convinti che «meno se ne parla e meglio è», gli alleati evitano di esporsi in difesa del viceministro: solo dal Pdci ieri si è levata la voce di Oliviero Diliberto, per dire che «Visco è un galantuomo e chiarirà tutto senza alcun problema». Fuori dal coro, invece, il ministro Di Pietro e i suoi: «La vicenda Visco-Unipol non può restare nella mente degli italiani come un dubbio non chiarito», dice il capogruppo di Italia dei Valori Formisano, secondo il quale bisogna chiarire «inequivocabilmente o il venir meno di ogni dubbio o l’esistenza di responsabilità».
Ai piani alti di Palazzo Chigi c’è chi mostra imbarazzo, ma «come si fa a mollare Visco? Non si può», dice. Arturo Parisi la sua la ha detta, con prudenza ma anche con nettezza: anche per lui va fatta chiarezza. E nella Margherita il malumore è molto forte. «Prodi non sfiducerà mai Visco - assicura un dirigente del partito rutelliano - e nessuno può chiederne apertamente le dimissioni, perchè verrebbe giù tutto. Piuttosto temiamo che ci sarà un tentativo di rimuovere il generale Speciale». E per descrivere quale sia la posizione di Rutelli, racconta un aneddoto inedito: «Nel luglio scorso, quando stava per uscire la notizia delle rimozioni nella Guardia di finanza, fu Rutelli a stoppare i trasferimenti. Venne informato da Linda Lanzillotta dell’iniziativa di Visco, e ci fu un’infuocata riunione a Palazzo Chigi con lui, Prodi, D’Alema e Padoa-Schioppa, nella quale chiese al premier di bloccarla immediatamente. E ci riuscì».